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PD Cosenza, Enzo Giacco all’attacco: «Democrazia sospesa, Lettieri se ne vada»

Enzo Giacco, componente della Direzione Regionale del PD, rompe il silenzio sulla gestione della Federazione di Cosenza.

Lettieri mostra disprezzo non solo per le regole, ma per gli organismi di garanzia che dovrebbero tutelarle.

Quello che sta accadendo nella Federazione provinciale del Partito Democratico di Cosenza non è più riconducibile a una cattiva gestione, né a una temporanea difficoltà organizzativa. È un atto consapevole di sospensione della democrazia. È la trasformazione del Partito in una zona franca, sottratta alle regole, impermeabile al controllo degli iscritti, ostinatamente refrattaria a ogni principio di responsabilità collettiva.

Cosenza è oggi una ferita aperta nel corpo del Partito Democratico. L’unica Federazione in Italia in cui gli organismi dirigenti non sono mai stati realmente insediati; l’unica in cui l’Assemblea congressuale viene sistematicamente elusa, rinviata, svuotata di senso; l’unica in cui il pluralismo è stato abolito nei fatti e sostituito con il culto dell’uomo solo al comando. Qui la democrazia interna non è malata: è deliberatamente anestetizzata.

Il Segretario provinciale Matteo Lettieri non è semplicemente in difficoltà. È strutturalmente inadatto alla funzione che ricopre. Non governa un partito: lo occupa. Non esercita una leadership: amministra un potere personale. Non interpreta lo Statuto: lo aggira, lo piega, lo viola. La sua azione politica è segnata da un tratto costante e ormai inequivocabile: la fuga sistematica dal confronto democratico.

Lo Statuto regionale del Partito Democratico non è un’opinione. È un vincolo. Esso stabilisce che, su richiesta di un quinto dei componenti dell’Assemblea, questa debba essere convocata entro venti giorni. Il giorno 8 gennaio 2026 trentadue componenti dell’Assemblea – la maggioranza assoluta – hanno presentato una mozione di sfiducia chiedendone la convocazione. I termini sono scaduti. Il diritto degli eletti è stato calpestato. Il silenzio imposto.

Come se non bastasse, il 9 gennaio 2026 la Commissione regionale di Garanzia ha intimato la convocazione dell’Assemblea provinciale entro trenta giorni per sanare l’irregolare costituzione della Commissione provinciale di Garanzia. Anche questa prescrizione è stata ignorata. Non per distrazione. Per scelta.

Annunciare – dopo l’ennesimo rinvio – una convocazione per il 21 febbraio è l’ennesimo espediente di chi usa il tempo come arma politica per sottrarsi al giudizio, per logorare il dissenso, per guadagnare sopravvivenza personale. Così Lettieri viola due volte lo Statuto e una terza volta la dignità del Partito, mostrando disprezzo non solo per le regole, ma per gli organismi di garanzia che dovrebbero tutelarle.

Attorno a questa gestione si è coagulato un gruppo ristretto, una minoranza rumorosa e opaca che non rappresenta il Partito Democratico reale, ma solo se stessa. Un gruppo che sopravvive per spirito di conservazione, che teme la democrazia perché la democrazia giudica, che difende un equilibrio artificiale per garantire carriere esauste, rendite di posizione, ambizioni personali di un ceto politico che avrebbe dovuto da tempo farsi da parte. Un gruppo che sacrifica l’interesse collettivo per fini propri, mortificando i gruppi dirigenti, desertificando il dibattito, riducendo il Partito a un guscio vuoto.

Questo è lo scandalo. Non lo scandalo folkloristico, ma quello autentico, pasoliniano: lo scandalo di un Partito che parla di partecipazione mentre la nega; che invoca il cambiamento mentre lo soffoca; che predica democrazia all’esterno e la sospende al proprio interno. È uno scandalo che offende le militanti e i militanti che, senza tornaconto, continuano a tenere in vita una comunità politica che altri stanno scientificamente umiliando.

Ogni giorno in più di questa gestione è un danno politico, culturale e morale per l’intero Partito Democratico. Un partito che non rispetta le proprie regole perde autorevolezza, credibilità, legittimità. Diventa irriconoscibile. E soprattutto tradisce se stesso.

Per questo rivolgo un appello diretto, netto e non più rinviabile al Segretario regionale Nicola Irto e alla Segretaria nazionale Elly Schlein. Occorre intervenire ora. Con decisione. Senza mediazioni al ribasso. È necessario estirpare le metastasi che stanno distruggendo il PD cosentino, liberare quella Federazione da una gestione fallimentare e restituire parola, dignità e futuro alle militanti e ai militanti del Partito Democratico di Cosenza.

Consentire loro di partecipare pienamente al processo di innovazione che attraversa il PD nazionale e regionale non è una concessione: è un dovere politico.

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Bandiere del PD

Enzo Giacco

Componente Direzione Regionale PD Calabria

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