Processo Lanzino le ultime testimonianze degli esperti del Ris scagionano l’unico imputato per la tragica morte della studentessa di Rende, ma le indagini andranno avanti

Perché l’esito sembra scontato, con l’assoluzione dell’unico imputato per la morte della giovane, Franco Sansone. Infatti le comparazioni del Dna rilevato con le tecniche moderne dai due esperti del RIS di Messina, il maggiore Carlo Romano e il maresciallo Giovanni Marcì su incarico del presidente della corte Antonia Gallo, e l’analisi del liquido seminale individuato nel terriccio prelevato sotto la testa di Roberta Lanzino durante l’ispezione del cadavere e della scena del crimine avvenuto il 26 luglio del 1988, dimostrano che il profilo non corrisponde né a quello di Franco Sansone, unico imputato, né a quello dei genitori e dei figli di Luigi Carbone, il pastore scomparso per lupara bianca nel 1989 e che era stato ritenuto complice di Sansone nell’omicidio della studentessa di Rende.
Quindi la verità su chi abbia violentato e poi ucciso la povera Roberta sembra essere ancora lontana, anche se in realtà quel codice genetico a qualcuno dovrà pur appartenere. É sicuramente dell’assassino (o di uno degli assassini) di Roberta perché mescolato con il suo sangue. Quindi se Sansone potrà essere dichiarato non colpevole, la ricerca dovrà gioco forza andare avanti.
Lo hanno chiesto con forza il legale e il consulente della famiglia Lanzino, l’avvocato Ornella Nucci e il criminalista Luca Chianelli. E Bruno Giordano, procuratore della Repubblica a Paola, competente per ragioni di territorialità, ha assicurato che il caso non verrà dimenticato.
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