Oggi siamo abituati a definire la nostra città “un paese grande”, sminuendola ogni volta che parliamo di essa.
Senza ricordare o addirittura ignorando volontariamente la sua passata importanza. Ai tempi della Prima Repubblica, Cosenza era realmente una delle città più potenti del Sud Italia. Non la più importante, ma una delle più influenti. Contava un gran numero di ministri e dirigenti di partito del paese.
Aveva il segretario del Partito Socialista, nella persona di Giacomo Mancini, che in quegli anni collezionò importanti ministeri come quello dei lavori pubblici e della sanità. Senza dimenticare che Bettino Craxi nel periodo in cui, da giovane segretario milanese, voleva costruire dei rapporti romani, si recava nella sua casa di via Cairoli a cena per chiedergli consiglio. E fu proprio lui l’artefice della sua ascesa alla guida del PSI. Purtroppo, come spesso accade nella vita, ricevette dal grande statista solamente irriconoscenza.

Ma Mancini non era l’unico politico cosentino di rilievo. Forse addirittura ne esisteva uno di pari importanza: Riccardo Misasi.
Era solito a piazza del Gesù pronunciare il proverbio: “De Mita regna, Misasi governa”. Con Ciriaco si erano conosciuti ai tempi dell’Università e una volta che il presidente irpino aveva conquistato la segreteria della Democrazia Cristiana, gli affidò le chiavi del regno per farlo diventare il suo viceré. Quando salì a Palazzo Chigi lo scelse anche come Sottosegretario alla Presidenza e lo assegnò per ben due volte al ministero della pubblica istruzione.
Il suo peso nella balena bianca era enorme, tanto che dalla prigione Aldo Moro delegò proprio a lui il compito di convocare un Consiglio nazionale straordinario della Dc. Era naturale che essendo i due politici calabresi più importanti, Mancini e Misasi si scontrarono spesso. Celebre fu l’episodio dove il leone socialista non gli diede la solidarietà quando lo accusarono di essere colluso con la ‘Ndrangheta.
Dato che stava passando la stessa ingiustizia, poteva perlomeno dargliela. Ma andò così. Giacomo Mancini era un politico brillante che se voleva bene a qualcuno era capace di esprimere grande generosità, ma con chi gli andava contro, era rancorso e molto vendicativo.
Insieme a essi, Cosenza poteva contare anche su Dario Antoniozzi.
Altro democristiano illustre della prima ora, ricoprì la stessa carica politica di Misasi nella segreteria del consiglio dei ministri molti anni prima di lui e divenne vicesegretario del partito, dopo aver fatto il ministro del turismo prima e ai beni culturali poi.
Con Misasi ebbero un rapporto di forte contrasto, dovuto soprattutto dal fatto che fossero di due correnti opposte. Non è da dimenticare che nella DC c’era pure Pasquale Perugini, che riuscì a diventare presidente della Regione nel 75.
Ma l’Atene della Calabria aveva parlamentari potenti pure nel PCI, primo fra tutti il celebre Stefano Rodota’, giurista e politico di spessore talmente elevato che nel partito di via delle botteghe oscure scelsero lui per il dicastero della Giustizia nel governo ombra di Achille Occhetto.
Al di là del fronte politico, la città bruzia era importante pure su quello massonico
È risaputo che il conterraneo Ettore Loizzo fosse uno dei più importanti massoni che l’Italia abbia mai avuto. Addirittura il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo lo definì “il più alto rappresentante del Goi”.
Infatti nonostante fosse una figura di spicco del PCI, diventò reggente del Grande Oriente D’Italia e scalò i gradi più alti di Palazzo Giustiniani. Si vocifera che il suo archivio segreto sia ancora pieno di dossier di stato mai rilevati. Questo per far capire ancora di più quali personaggi avesse Cosenza che oltre a Loizzo poteva contare su Tanino De Rose e l’illustre avvocato Ernesto D’Ippolito, altri massoni di grande importanza.
Le influenze che aveva la nostra città non finivano soltanto nella politica e nella massoneria. All’epoca, c’era anche Leonardo Di Donna, vicepresidente dell’ENI e uomo di fiducia di Mattei.
Assiduo frequentatore del quinto piano dell’Hotel Plaza di Roma. Nel 1982 De Michelis e Bettino Craxi volevano premiarlo dandogli la presidenza, ma il presidente della Repubblica Sandro Pertini si oppose, contestando al socialista cosentino la tessera della P2.
Tutte queste agiografie fanno un certo effetto, è difficile pensare che avessimo tutto questo peso, ma era così.
Perché Cosenza era davvero un centro principale del potere politico e massonico del mezzogiorno, adesso ciò che rimane è il ricordo svanito di un tempo glorioso che non tornerà più.
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