In un mondo dove tutto corre sempre più veloce sono in molti a guardarsi indietro con quella malinconia tipica di chi sa che ‘prima si stava meglio’.
Il motivo è presto detto e riguarda una certa tendenza a inseguire la modernità a ogni costo, privandosi di piccoli grandi gesti che erano entrati nella normalità per renderci più autonomi e, a modo loro, più liberi.
L’avvento dei primi cellulari portatili aveva ribaltato il concetto della disponibilità al dialogo: la sera e la notte erano diventati all’improvviso perfetti per chattare con gli amici, ma non con le piattaforme che conosciamo oggi quanto piuttosto attraverso pochi ed essenziali sms che si componevano secondo le regole di una sintesi estrema.

Oggi con il cellulare si possono avviare film e accendere le luci dell’appartamento, mentre fino a qualche decennio fa la loro missione era solo e unicamente quella di chiamare a casa, al lavoro o gli amici e scrivere poche essenziali informazioni per messaggio. Qualche passatempo che era installato di default nel sistema è anche entrato nella leggenda come ‘Snake’, così diverso dai giochi che si scaricano online oggi dalle moderne piattaforme.
E proprio mentre fioriscono quasi ogni giorno nuovi modelli di smartphone di ultima generazione e iperintelligenti, per recuperare questa ‘antica’ tradizione targata anni ‘90 è nato addirittura un museo.
La celebrazione dei cellulari ‘vintage’
Non si può vivere di ricordi, ma averli è di sicuro una gran bella cosa. E’ con questo spirito che infatti è nato un museo in Slovacchia che contiene la storia e racconta la genesi di oltre tremila modelli di cellulari ‘d’epoca’. Un’esposizione in piena regola, per tornare alle origini di un oggetto che – con il tempo – è divenuto una vera e propria emanazione di sé: sempre più hi-tech e personalizzato per offrire servizi nuovi e sbalorditivi.
La visita in questo museo sui generis è particolare, un’immersione a 360 gradi nelle varie tappe che hanno caratterizzato l’evoluzione del telefono portatile. Quello senza touch screen e senza wifi (poter cambiare la cover era il top), senza fotocamera integrata o un’altissima definizione nei colori: ma com’era bello. Sono oggetti da collezione, passati alla storia, che raccontano di un tempo sì moderno ma comunque più lento.
Le schede telefoniche e la fila per entrare in cabina
Tra i parenti prossimi dei cellulari portatili ci sono poi le schede telefoniche (nei classici tagli da 5mila, 10mila o 15mila lire). Servivano a mettersi in contatto con gli altri in qualsiasi momento, entrando – magari aspettando qualche minuto fuori in fila – nelle cabine telefoniche lungo i marciapiedi. Divennero oggetti da collezione, come figurine di culto da scambiare ciascuna con quel suo retro sempre curioso e studiato per stupire.
La serie trottole era amatissima, così come quelle dedicate alle Olimpiadi o ai luoghi del turismo. Oggi hanno raggiunto – non tutte naturalmente – un altissimo valore, soprattutto quelle a tiratura limitata perché dedicate a particolari eventi, ma anche quelle pubblicitarie commissionate con finalità commerciali e quelle dedicate a temi artistici e culturali. Nelle fiere e nei mercatini si possono ‘incontrare’ ancora, visto che ormai è parecchio che sono andate in pensione. Ma se ne avete qualcuna, controllate: potrebbero avere grande valore.
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