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Regione Calabria, parte civile nel processo di Melito Porto Salvo

La Regione Calabria, infatti, ha reso noto che si costituirà parte civile nel processo contro il branco di Melito Porto Salvo, che attualmente risulta essere rinviato a giudizio per lo stupro reiterato su una ragazza minorenne.

La vicenda di Melito è quella della violenza di un gruppo di ragazzi (sette sarebbero gli stupratori, tra cui un amico della vittima) perpetuatasi dal 2013 al 2015, quindi per ben due anni, su una ragazzina del paese.

Nonostante gli anni trascorsi dalla vittima con l’atrocità dei segni portati sul corpo e nel cuore senza che alcuno si accorgesse di nulla, sono state tante le polemiche attorno alla vicenda, da parte di chi, destando serie perplessità anche sull’identità dei vari giovani, ragazzi giudicati “apparentemente normali” dalla comunità di appartenenza, ha inveito contro di lei.

Ma l’indignazione dei calabresi dinanzi alla terribile vicenda sono state più forti e non si sono fermate: la condanna della violenza, corroborata alla di rabbia e frustrazione dei cittadini dinanzi a quanto accaduto a Melito aveva già trovato, lo scorso anno, concretizzazione nella manifestazione tenutasi a Reggio Calabria, alla quale avevano partecipato personalità politiche di caratura nazionale come la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, la ministra Maria Elena Boschi e la presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi.

Alla giornata avevano partecipato decine di migliaia di persone tra scuole, cittadini e istituzioni giunti per dire no alla violenza e alla criminalità organizzata: lo stesso coro, oggi che la Regione si costituirà parte civile nel processo, pare rialzarsi con maggiore forza.

“Adesso è arrivato il momento di schierarsi accanto alla vittima nel processo, che sarà una esperienza forte e impegnativa, per non farla sentire sola” ha dichiarato il Presidente della Giunta regionale Mario Oliverio in una nota che ha fatto il giro del web.

Una posizione, quella della Regione, che rimarca in modo esemplare la reazione delle istituzioni dinanzi a chi pensa ancora di poter vivere nella totale crudeltà, nell’arroganza e putridume etico, giungendo a compiere atti di violenza contro le donne.

Una scelta, quella dell’ente regionale calabrese, che ci invita ad assumere un atteggiamento altrettanto fero e deciso nella condanna di atti mostruosi, in grado di distruggere un’intera vita.

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