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Rende, Cosenza e Montalto: è alta la febbre da gioco?

Rende, Cosenza e Montalto: scopri chi gioca di più!

Un’indagine a carattere nazionale fa luce sul business del gioco d’azzardo e le curiosità non tardano a mancare. Vediamole insieme

COSENZA – Dall’ homo sapiens all’ homo ludens, il passo è breve. Ridiamoci un po’ su ma questo è quello che emerge da un’interessantissima ricerca a carattere nazionale condotta da VisualLab (Gruppo Gedi) che ha incrociato i dati provenienti dalle giocate gestite dai Monopoli di Stato e dalle slot machine.

E allora, chi gioca, vince e spende di più dalle parti nostre? Il progetto di ricerca – affidato ad un team di esperti di elaborazione dati e grafica, quali VisualLab, Dataninja ed Effecinque – correla dati provenienti dall’Aams (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) e si struttura come un lavoro statistico multilivello, dando la possibilità non solo di verificare, comune per comune, quanto si è giocato (l’anno di riferimento è il 2017) ma permette di conoscere quanto si è speso e quanto si è vinto, quanto invece è confluito nelle casse statali. Inoltre è possibile confrontare due comuni limitrofi ed osservare, con una panoramica da nord a sud, quali aree sono affette dal normale vizietto del gioco e quali da ludopatia cronica.

Rende, Cosenza e Montalto: è alta la febbre da gioco?
Rende, Cosenza e Montalto: è alta la febbre da gioco?

Le categorie scrutate, oltre alle slot, si riferiscono alle diverse tipologie di gioco monopolizzate dallo Stato italiano. Si va dai cosiddetti Big (giochi a base sportiva su calcio, automobilismo, ciclismo) ai Bingo, fino alle gettonatissime slot awp e vlt (le prime accettano solo monete e le troviamo anche in bar e tabaccherie; le seconde in locali appositi e consentono vincite superiori rispetto alle awt) ma anche tutto il comparto di lotterie (tradizionali, istantanee come i ‘gratta e vinci’, lotto e Superenalotto), il mondo delle scommesse (sportive, a quota fissa, virtuali, ippiche, V7).

Senza dimenticare la categoria ‘concorsi pronostici sportivi’ (totogol, totocalcio), l’Eurojackpot, i cosiddetti Comma7 (per esempio le pesche di abilità che non danno vincita in denaro) e WinForLife.

Cosenza, Rende e Montalto: ecco dove si gioca di più Quanto diffusa è la febbre da gioco che si abbatte sull’area urbana di Cosenza? Noi di Cosenzapost vi riportiamo i dati dei tre comuni ad alta densità demografica che compongono l’area urbana di Cosenza (per tutti gli altri basta digitare ‘gedi visual’ sul web e continuerete curiosando).

A Cosenza (città di 67.239 abitanti e reddito pro capite di 19,443 euro) si spendono 1.122euro a persona in giochi gestiti dallo Stato italiano e slot. Nella classifica generale (7954 comuni italiani analizzati) il capoluogo bruzio è al posto numero 1527. I cosentini hanno speso (anno 2017) 75,50 milioni di euro e ne hanno portato a casa 56,69 milioni, dei quali circa 26 milioni appartengono al mondo delle slot awp e vlt e 20 milioni da lotto e lotterie istantanee. Le scommesse sportive a quota fissa e scommesse virtuali hanno fatto introiti per 8,8 milioni mentre 949.025 euro sono stati vinti grazie al Superenalotto e 616.934 euro all’Eurojackpot. Lo Stato ha incassato 10,17 milioni dai giochi dei cosentini e 8,64 milioni è andato a finire nelle tasche di concessionari, gestori ed esercenti.

A Rende (35,727 abitanti con reddito pro capite di 20.020,56 euro) ogni persona spende in media quasi il doppio del cugino cosentino: 2.198 euro, aspetto che colloca l’antica Arintha addirittura al 363° posto sul totale di 7954 comuni classificati (353° su 7100 di comuni con meno di 50 mila abitanti). I soldi spesi dai rendesi sono più o meno equivalenti ai cosentini: 78,54 milioni con vincite che si aggirano sui 61,82 milioni. Allo Stato sono andati 9,10 milioni di euro mentre esercenti, gestori e concessionari hanno incassato 7,62 milioni di euro. Anche a Rende la parte del leone è fatta dalle macchinette slot (42,100 milioni ossia più della metà delle vincite totali), 13 milioni da lotto e lotterie istantanee, 6,4 milioni tra scommesse sportive quota fissa e scommesse virtuali mentre Bingo e ‘concorsi a pronostico e sport’ seguono con poco più di 760 mila euro, Superenalotto con 440.151 mila euro.

Che aria d’azzardo tira invece a Montalto Uffugo? Neanche la città di Ruggero Leoncavallo (20.213 abitanti e reddito pro capite di 14.101 euro) scherza in termini di classifica generale: 869° su 7954 comuni italiani (807° su 7100 comuni di quelli fino a 50 mila abitanti). I montaltesi hanno speso un totale di 29,83 milioni di euro, i soldi vinti dalle giocate sono stati 22,48 milioni. Dalle macchinette sono stati riscossi circa 16,200 milioni di euro, 5 milioni da lotto e lotterie istantanee, 942.771euro per scommesse sportive a quota fissa e virtuali, 208 mila euro dal Superenalotto. Lo Stato ha bussato alla porta per avere 4,032 milioni di euro mentre 3,32 milioni sono stati gli introiti per concessionari, esercenti e gestori.

Per concludere, ritornando allo sguardo d’insieme nazionale, le regioni meridionali sono quelle a giocare meno rispetto quelle settentrionali. Come si evidenzia dal report, “un record compreso fra Piemonte e Lombardia: l’Italia che dedica più risorse all’azzardo è concentrata soprattutto al nord e l’ammontare della spesa per il gioco sembra spesso essere correlata alla distribuzione del reddito medio-pro capite della Penisola”.

La febbre d’azzardo evolve in maniera distinta tra le provincie calabresi. Appaiate le province di Cosenza e Crotone per ciò che riguarda la spesa media pro capite, di poco superiore ai 720 euro; più dediti al gioco i Reggini, con una spesa di 1.088 euro, 987 euro per Vibo Valentia (la più piccola ma anche la più ‘spendacciona’), 931 euro i Catanzaresi.

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