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Roselli si, Roselli no. Meluso si, Meluso no

Il tifo è diviso sui prossimi quesiti referendari riguardanti l’area tecnica. La decisione del patron Guarascio ricalcherà l’esito delle votazioni?

La campagna elettorale ha preso il via ufficiale immediatamente dopo il termine dell’ultima giornata di campionato. In attesa che si esprima il grande capo, si apre il gioco delle parti. Il tema in questione è futile per un semplice sportivo, mentre è di vitale importanza per chi ha sangue rossoblu che scorre nelle vene. E’ il calcio, questo splendido sport che divide e unisce le masse. La sua bellezza sta anche nella sua imprevedibilità. Non sempre i risultati mettono d’accordo tutti, in alcuni casi l’integralismo delle proprie idee prende il sopravvento. Pare proprio che tutto ciò stia accadendo nella nostra bella Cosenza. Nella settimana che, si spera, porterà alla chiusura del cerchio, il dibattito tra i conservatori e i progressisti prende fuoco. Noi vi forniamo un utile vademecum per esprimere al meglio le vostre preferenze.

Giorgio Roselli
Giorgio Roselli

Roselli si: perchè è salito in corsa su una barca pericolante. Il forte contrasto tra il comandante Cappellacci e l’equipaggio rossoblu rischiava di portare ad una collisione in perfetto stile Titanic. La sua guida ha riportato ordine e ha condotto la nave sulla giusta rotta. Dapprima una salvezza raggiunta con largo anticipo, subito dopo la ciliegina sulla torta del trionfo inaspettato in Coppa Italia. Nel suo secondo anno ha rispettato in pieno i programmi di miglioramento. Con un materiale umano limitato in termini numerici ha sfiorato il sogno dei playoff. Il suo merito più grande è aver conferito coesione al gruppo, basando i risultati sulla compattezza dei giocatori e non sui colpi dei singoli.

Roselli no: perchè il suo sistema di gioco è troppo rinunciatario. L’eccessivo difensivismo toglie quel quid in più spesso necessario per superare gli scogli più duri. Non è forte con i deboli, atteggiamento lodevole nella vita di tutti i giorni, condannabile se applicato al calcio. Così facendo è stato dato coraggio a squadre meno attrezzate in diverse occasioni. Attaccarle senza immotivati timori reverenziali le avrebbe affondate. Ora lo attende il definitivo salto di qualità, la città chiede a gran voce un posto da protagonisti nell’olimpo del calcio che conta. Potrebbe non avere nelle sue corde i giusti mezzi per compiere l’agognata impresa.

Mauro Meluso
Mauro Meluso

Meluso si: perchè è uno dei migliori direttori sportivi sulla piazza. Ha dimostrato professionalità e competenza. Mai un atteggiamento fuori dalle righe, ha sempre svolto il suo compito sotto traccia senza dare troppo nell’occhio, sinonimo di serietà e discrezione. Ha operato bene nella sua prima sessione di mercato, costruendo una squadra quadrata. Nella stagione successiva ha avuto il merito di mantenere la buona intelaiatura già presente, non ha rinnegato le sue mosse e non ha smembrato la sana ossatura costruita in un anno di lavoro. Dopo aver centrato il colpo Ravaglia a difesa della porta rossoblu, ha sopperito alla sua cessione obbligatoria con un altro pipelet dal sicuro avvenire. La scoperta di Perina è farina del suo sacco. Ha dalla sua anche il budget tutt’altro che faraonico che gli è stato messo a disposizione da un presidente molto oculato. Ha ottenuto il massimo con il minimo sindacale.

Meluso no: perchè è troppo aziendalista. I quattrini non escono dalle sue tasche, ma un pò di disappunto da parte sua per i limitati esborsi economici del datore di lavoro potrebbe fungere da stimolo a compiere qualche sforzo in più. Ha toppato la scelta dell’attaccante di riferimento. Nè Cori, seppur generoso, nè l’arrugginito Cesca hanno garantito uno score adeguato alla causa dei silani nella passata stagione. L’errore è stato parzialmente ripetuto in vista del torneo appena terminato. Si è puntato ad occhi chiusi su Arrighini, presentato come bomber da doppia cifra e incorso invece in un’annata ricca di rimpianti ed errori sotto porta. Diverso il discorso da fare su La Mantia. A dirla tutta è stato un colpo di fortuna. Il suo ingaggio è frutto di un’occasione a buon mercato. L’intento era quello di garantirsi le prestazioni di un fromboliere di scorta. Meluso in primis non avrebbe mai scommesso su un bottino finale da 13 gol. Non ha inoltre puntellato nella maniera giusta la rosa rossoblu nell’ultimo mercato invernale. Il giovane Parigi ha portato in cantiere 3 punti insperati a Monopoli, ma si è dimostrato ancora troppo acerbo per competere a questi livelli. La mossa Di Nunzio non si è rivelata azzeccata. Ha sfaldato un pacchetto arretrato affiatato. Sulla testa del possente difensore pende poi la spada d’amocle dell’errore decisivo nel momento più importante della stagione (il gol del pareggio subito ad Andria).

Avete ora un quadro completo per ponderare la vostra decisione ed esprimere il vostro voto in piena coscienza. Nella speranza che si raggiunga il quorum fate la vostra scelta. Qual è la decisione più giusta da prendere? Ripartire dall’usato garantito o affidarsi a forze nuove? Ai posteri, anzi alle urne, l’ardua sentenza.

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