Gli incarichi del commissario ed il sub commissario Scura e Urbani entro fine anno potrebbero essere revocati. La questione calabrese passa al Governo

Ad essere determinante nella decisione della rimozione del commissario Massimo Scura e del sub commissario Andrea Urbani è stato l’ultimo scontro tra i due, fatto che è seguito gli accesi contrasti tra Scura e il direttore generale della programmazione sanitaria Renato Botti, conditi tra l’altro di esposti e denunce penali a firma di Dalila Nesci, parlamentare del Movimento Cinque Stelle.
La questione sta creando non poco imbarazzo a Palazzo Chigi e ormai viene dato per scontato, nell’ambiente parlamentare, la revoca degli incarichi per Scura e Urbani. Il primo potrebbe ritornare a fare il sindaco in Abruzzo, ad Alfedena, il secondo potrebbe ricoprire la stessa carica ma in un’altra regione, probabilmente in Campania. Nonostante il tentativo del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, di mediare tra le parti, l’atmosfera tra i due resta infuocata.
Urbani continua a dichiarare di avere la coscienza a posto e, rompendo il silenzio istituzionale che si era imposto fin dal primo giorno del suo incarico, afferma che “tutto ciò che Scura ha firmato in questi mesi, è frutto del suo esclusivo lavoro”.
L’ufficio del commissario per il piano di rientro potrebbe essere azzerato entro fine anno. Secondo gli esponenti di governo nazionali Scura si sarebbe dimostrato caratterialmente non attrezzato al compito. Domani, per volontà del ministro Lorenzin e d’intesa con i vertici del Pd e di Ncd si terrà al ministero un faccia a faccia tra il commissario ed il sub commissario per un’ultimo decisivo capitolo relativo alla questione.
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