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Sequestro vaccino anti-meningite, nessuna conferma sugli effetti dannosi

A motivare l’ordinanza di sequestro, emanata dalla procura di Catanzaro nel mese di ottobre, su alcuni lotti del vaccino “Meningitec” è stata la presenza all’interno delle fiale di tracce di ferro e acciaio inossidabile.

Al  momento non sono state ancora rese note le possibili controindicazioni per la salute dei bambini vaccinati con tale farmaco. La procura di Catanzaro dopo aver aperto un fascicolo su tale vicenda ha inviato già dal mese scorso nelle Asp, nelle farmacie e in numerose strutture sanitarie del territorio, gli ispettori della sezione di Polizia giudiziaria del Nisa per rendere effettivo il sequestro di centinaia di fiale sospette.

vaccino
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Per quanto riguarda la provincia di Cosenza invece ancora si attende l’intervento da parte dell’autorità giudiziaria competente. Le famiglie dei bambini a cui è stato iniettato il siero anti meningite reclamano delle risposte concrete sull’effettiva pericolosità di queste sostanze.

Al momento non è stata ancora disposta la consegna dei lotti del vaccino sequestrato ad un centro specializzato in modo da verificare l’origine dei corpi estranei rintracciati all’interno delle fiale “incriminate” con cui sarebbero stati vaccinati, con una prima dose i neonati nei mesi compresi tra gennaio 2013 e settembre 2014. Al momento l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha commentato il sequestro con un comunicato ufficiale con cui ribadisce che: “il provvedimento si è reso necessario poiché la ditta(…) ha segnalato all’interno delle fiale la presenza di corpo estraneo color arancio rossastro, identificato come micro residui metallici, e che non sembrano emergere evidenze di reazioni avverse ricollegabili al difetto di qualità dei lotti ritirati in Italia”.

Intanto che molte famiglie calabresi attendono i risultati delle analisi scientifiche da parte dei centri specializzati per capire i possibili danni per la salute dei loro figli, continuano le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Catanzaro, Paolo Petrolo. Il reato contestato alla casa produttrice del farmaco è “commercio o somministrazione di medicinali guasti o imperfetti”.

 

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