Non ci facciamo più caso, ma siamo affetti da una condizione incurabile che gli americani chiamano “social loneliness” e consiste nell’essere soli, pur interagendo con tanta gente che non conosciamo e forse mai conosceremo
La “Solitudine Sociale” impazza. Lontano nei luoghi, vicini più che mai. Ormai tutti sono sempre, costantemente “connessi”, attraverso smartphone e dispositivi elettronici che permettono di sapere cosa fa il resto del mondo, praticamente in tempo reale, e alle cosiddette “notifiche”, ormai non sfugge più nulla.

Da quando ci si alza al mattino, sino all’ultimo spicchio di serata, non manca occasione per dare una “sbirciatina” al telefono, per sapere cosa si nasconda dietro quel numerino rosso che si accende in alto a sinistra nella famosa applicazione Facebook, o cosa avrà mai twittato quel personaggio lì, che ha tanti “follower” e che qualunque cosa dica, riscuote successo.
E tutto questo accade anche quando non si dovrebbe, quando si lavora, quando si dovrebbe assolvere alle proprie responsabilità, quando insomma tutto il nostro mondo “NON” virtuale, richiede la nostra presenza e la nostra capacità di interazione.
La solitudine sociale, ci porta ormai a non dialogare più a tavola, a non ascoltare più chi ci siede vicino, a non vedere cosa accade intorno a noi, a non considerare più “compagnia”, coloro che invece fanno parte della nostra vita e non ci lasciamo mai soli.
Le scene oramai al ristorante, per strada, nelle palestre, al supermercato, dal parrucchiere, sono sempre le stesse, e semmai qualcuno non ha la mania dello smartphone, oltre ad essere solo, in mezzo ai soli, quasi quasi viene emarginato e finisce per sentirsi “fuori luogo” o paradossalmente “asociale”.
Sembra che siano diminuiti gli inviti a cena, a cinema si va sempre meno, non si passeggia più. Tutte dinamiche che distrarrebbero dalla ossessiva attenzione che diamo a tutto quello che accade molto lontano da noi, ma che i social network sono riusciti a farci sembrare “di famiglia”, di casa. Cosa fanno, cosa cucinano, cosa pensano, le persone che sono spesso a migliaia di km da noi, gente che non conosciamo personalmente e che forse mai conosceremo, e non prestiamo attenzione a cosa fanno, cosa cucinano e cosa pensano le persone con le quale condividiamo, tetto, spese e percorso di vita.
Ormai siamo capaci di violare anche i momenti più intimi della nostra vita, utilizzando il cellulare per spiare il resto del mondo, anche dopo momenti di grande intimità come quando siamo al cimitero, o dopo aver fatto l’amore, o dopo aver pianto per un dispiacere.
La cosa che più spaventa è che tra poco saranno le vecchiette ad aiutare i giovani ad attraversare la strada, e non saremo più in grado neanche di scegliere il colore di un vestito, se non copiandolo dalla signorina apparsa sul post del social network.
Questa “solitudine sociale” non è sfuggita al fotografo americano Eric Prickersqill, che nel suo progetto “removed”, mostra gli effetti dell’ossessione da smartphone che si tramuta inevitabilmente in “social loneliness”.
Tutto nasce da una realtà che vede in un bar una mattina, a New York, mentre prende un caffè. Un padre e le due figlie, sono intenti a guardare il cellulare, mentre la madre, guarda fuori dalla finestra, triste, sola, ma in compagnia della sua famiglia, che la ignora.
Nasce così il suo progetto che consiste nel “rimuovere” lo smartphone da alcuni scatti, che però ritraggono la gente nelle proprie azioni quotidiane. Ne esce un reportage che a tratti spaventa, ma che “fotografa letteralmente” la solitudine sociale.
Nelle immagini che il fotografo, ha magistralmente realizzato, restano le mani vuote, in posa, mentre reggono “idealmente” lo smartphone. Immagini che immortalano l’illusione di una comunicazione, che però non solo resta tale, ma spazza via ogni possibile opportunità reale di conversazione, di condivisione, di comunicazione.
Lo stesso fotografo, sul suo sito, racconta come siano innegabili i benefici che si possono trarre dall’utilizzo della tecnologia, ma mette bene in chiaro, come la faccenda ci stia senza dubbio sfuggendo di mano e dunque sarebbe il caso di rifletterci un po’ su, e possibilmente correre ai ripari.
E allora sarà cosa buona e giusta, guardare alcune di queste foto, e poi magari spegnere tutto, per andare a fare una passeggiata, con qualcuno, chiacchierando un po’, ma non certo di cosa accade sui social network, che per un po’ possono sicuramente fare a meno del nostro sguardo e della nostra “solitudine sociale”.
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