“U’ Cusenza? E’ na squadretta…Fontana? E’ nu catanzarise!…Trinchera? Un ci capiscia nente i palluni!…Guarascio? Unni spenna sordi!”
No, le frasi di cui sopra non sono i versi di un’opera in volgare cosentino ma esempi che sintetizzano una volgare e quindi ignobile prassi autolesionistica da ripetere ogni qualvolta il Cosenza si trova in difficoltà. Nel commentare le partite di calcio servirebbe un pò di equilibrio e di razionalità che, a giudicare dalle asprissime e per certi infondate critiche piovute addosso ai lupi ed al mister soprattutto sui soliti social, evidentemente sono mancati.

Certo, la sconfitta interna contro la Paganese ha gettato nello sconforto gran parte della tifoseria che, mai come quest’anno, pretende un campionato d’avanguardia ma delle partite si giudicano le prestazioni individuali dei calciatori e collettiva della squadra. Dal punto di vista delle prestazioni, sinceramente, nulla di enormemente grave può essere imputato alla squadra nel suo complesso. Qualcosa invece può essere contestato a qualche interprete. Ma nessuno dei lupi può essere accusato di scarso impegno ma, al contrario, forse qualche giocatore ha avuto il demerito di forzare troppo qualche giocata in uno slancio interpretativo troppo estensivo delle disposizioni tattiche e tecniche di mister Fontana. Intanto, comparando la gara persa contro la Paganese con quella precedentemente persa a Monopoli è fuor di dubbio che vi sia stato un evidente passo in avanti dal punto di vista della prestazione globale.
A Monopoli il Cosenza non è proprio sceso in campo, approcciando male alla gara ed anche per questo lasciandosi superare atleticamente dai pugliesi. Al “Marulla” sabato scorso il Cosenza ha offerto una prestazione notevole creando tanto e pagando oltremodo una serie di situazioni individuali che, inutile nasconderlo, hanno rovinato l’esito della contesa e condotto i lupi alla sconfitta. In pochi minuti una serie di grossolani e per noi dolorosi errori ha permesso alla non irresistibile Paganese di prendere l’intera posta in palio. Si è trattato di errori di interpretazione e quindi di lettura di diverse situazioni di gioco che, purtroppo, possono starci in una fase come quella attuale in cui si è ancora alla ricerca del vestito da indossare per tutto il resto del campionato.
Ma, tralasciando come al solito le analisi tattiche dei momenti topici della gara già vivisezionata in tutte le salse nei giorni scorsi, gli aspetti che credo debbano alla fine prendere il sopravvento sul fiume di polemiche che ancora oggi è possibile udire per le vie della città o leggere su facebook sono sostanzialmente due e tra loro collegati: il Cosenza è una squadra ancora alla ricerca di una propria identità bene definita e definitiva; la squadra deve essere capita e aiutata se incontra delle difficoltà. Infondo se ne sono sentite di ogni genere e specie in questi giorni, anche di esilaranti. Dalle accuse mosse sulla base del luogo di nascita di mister Fontana (come se fosse macchiato dal peccato originale di “essa nu cozzolaru”) a quelle fondate su delle vere e proprie invenzioni (come quella secondo cui “era miagliu quannu c’era Roselli ca almeno si vidìa na pocu i iuacu!!!”) fino ad arrivare alle considerazioni che sanno già di sentenze definitive di condanna che neanche se provenissero dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (“ormai u campionato è iutu, si ni va bona ni salvamu ma a viu tosta ca simu na squatretta: mi sa ca stannu scinnimu!”).

Ma “unn’è ca simu già scisi e un minni signu accuartu?” Mi chiedo spesso come sia possibile essere così fantasiosi. Di certo ci vuole un mix di doti innate e di abilità acquisite dopo anni e anni di pratica presso i migliori coiffeur della città per riuscire a padroneggiare alla perfezione l’arte del “taglio autolesionistico”. Parliamoci chiaramente: l’atteggiamento autolesionistico a nulla porta se non all’avverarsi delle situazioni negative imputate ingiustamente (dopo solo due giornate di campionato) alla squadra. È una dinamica pericolosa perché creare un ambiente così ostile intorno ad una squadra ancora alla ricerca della propria identità può seriamente condurla ad assumere quella stessa dimensione fallimentare contestata fino ad ora fantasiosamente da tanti (troppi) tifosi (?). Per questo motivo faccio un appello alla tifoseria: “Dite pure a me che non capisco di calcio quando leggete delle pagelle o un articolo che non vi piace (come del resto è stato fatto in questa settimana) ma non perdiamo la ragione, la speranza e soprattutto sostenimuli si lupi nuastri”. A Matera per vincere. Forza lupi e basta!
Federico Perri, libero pensatore.
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