Ennesimo suicidio, quello di ieri 5 maggio quando, intorno alle sei del mattino, G.M. un poliziotto di 44 anni, si è tolto la vita negli ufficio della stazione ferroviaria di Sibari, dove lavorava
Aveva una forma di impazienza, il poliziotto suicida, che ieri mattina rivolgendosi agli addetti delle pulizie aveva chiesto quanto ancora ci volesse per terminare. Gli operai gli avevano risposto che mancava poco e così appena gli stessi hanno lasciato gli uffici della stazione ferroviaria di Sibari, G.M. si è sparato al petto con la pistola di ordinanza.

Le ultime sue parole, prima del suicidio sono state dunque quelle rivolte agli operai che vedeva tutti i giorni, mentre subito dopo c’è stato un silenzio assordante, che è seguito allo sparo. L’uomo viveva a Rossano con sua moglie e i suoi figli, e ha scelto di morire con indosso la sua divisa, sul posto di lavoro, portando con se, in quell’ultimo tragico viaggio la paura di dover affrontare dei seri problemi di salute.
Le indagini sulla morte del poliziotto, coordinate dalla procura di Castrovillari ed affidate agli agenti del Commissariato di Polizia, guidati al Vicequestore Leonardo Papaleo, proseguono per fugare ogni minimo dubbio, anche se dalle prime indiscrezioni sembrerebbe proprio che a condurlo al suicidio, sia stata la paura di dover affrontare il calvario di una grave malattia.
Sul caso di suicidio è stato ascoltato il collega che ieri mattina avrebbe dovuto dare il cambio a G.M. e che ha trovato il corpo poco dopo gli avvenimenti accorsi. Inutili sono stati i soccorsi e verso mezzogiorno in quegli stessi uffici, si è ripreso a lavorare e a pulire ciò che restava di quel suicidio.
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