Una banda criminale legata alla cosca Mancuso avrebbe trafugato numerosi reperti archeologici da piazzare sul mercato estero. Denunciati anche numerosi insospettabili vibonesi
Diversi arresti e perquisizioni nell’area di Vibo Valentia per un traffico di reperti archeologici rubati. È il risultato di un’operazione compiuta questa mattina dai carabinieri del Nucleo Tutela del patrimonio culturale di Cosenza e del Ros di Catanzaro e denominata ‘Purgatorio’.
Al centro dell’inchiesta il traffico illecito di reperti archeologici trafugati dalle più importanti aree archeologiche della Calabria, in particolare da quella dell’antica Hipponion attraverso tunnel sotterranei, profondi anche 30 metri e scavati dai ‘tombaroli’ al centro della città. I reperti sarebbero poi stati piazzati sul mercato illegale, specie all’estero estero e fra i finanziatori oltre che i partecipanti all’organizzazione ci sarebbero anche diversi vibonesi insospettabili e alcuni ‘colletti bianchi’.
A capo dell’organizzazione una banda ritenuta diretta espressione della cosca di ‘ndrangheta legata al boss 68enne Pantaleone Mancuso, 68 anni, di Limbadi. Attualmente sono in corso numerose perquisizioni nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, ma anche Napoli, Avellino, Roma e Asti.
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