Fu Galileo Galilei, grazie a un “rustico” telescopio di cartone e un paio di lenti, ad osservare per la prima volta il Sole, scoprendone le sue caratteristiche “macchie” e dichiarandolo il nuovo baricentro planetario, invertendo così, per sempre, le sorti di quello che sarebbe stato il proseguo della scienza conosciuta.
Dalle mirabili scoperte galileiane sono passati più di 400 anni ma ancora oggi il Sole rappresenta, nella sua unicità e imprevedibilità, una fonte di fascino e interesse ineguagliabile per gli scienziati di tutto il mondo.

L’attività del Sole è cangiante e molteplice e da essa dipende gran parte dell’attuale e della futura situazione ambientale terrestre.
Ad “osservarla”, per quanto possibile, ben presto, ci sarà un nuovo strumento dalle doti eccezionali: l’European Solar Telescope (Est).
“Est”, frutto di un finanziamento dell’Unione Europea di 16 milioni di euro, sarà dotato di capacità clamorose: “Delle macchie solari vedrà tutto, con una definizione di 20-30 chilometri- ci avvisa Francesco Berrilli, professore di fisica solare all’università Tor Vergata e accademico dei Lincei- “che è praticamente il massimo che si può ottenere da una stella fatta sostanzialmente di gas”.
“Con il nuovo telescopio – continua Francesca Zuccarello, astrofisica dell’università di Catania – vedremo non solo le macchie, ma anche le ombre, le penombre e i puntini luminosi che compaiono sulle zone più scure del Sole”.
Certamente, “Est” non toccherà punte di calore particolarmente intense ma il suo specchio, con 4 metri di diametro, dovrà vincere la sfida con il Sole per non squagliarsi: “Sulla sua superficie, in una giornata assolata, si accumuleranno 14 kilowatt” afferma Fabio Manni, ingegnere nucleare della Srs-“e farebbe raggiungere al telescopio temperature di centinaia di gradi. Sufficienti a fonderlo”.
“Per dissipare l’energia in eccesso ed evitare le turbolenze causate dall’aria riscaldata, la superficie dello specchio viene raffreddata nella parte inferiore e percorsa da una lama d’aria nella parte superiore. Il fuoco, dove si concentrano i raggi, è sottoposto a una doccia continua di acqua fedda, un sistema messo a punto proprio per Est dalla ditta Srs”.
Attualmente, presso l’Accademia dei Lincei di Roma, dove si è svolta la presentazione di “Est”, è disponibile il plastico del telescopio mentre per lo strumento vero e proprio dovremo attendere il 2027.
La costruzione dell’apparecchio, possibile grazie al contributo di 16 milioni di euro da parte di 15 Paesi europei tra cui l’Italia, avverrà sotto il cielo eternamente stellato di uno dei luoghi considerati più emblematici per l’astronomia, ovvero l’arcipelago delle Canarie, protetto dalla legge contro l’inquinamento luminoso.
Presenti, in occasione della presentazione ai Lincei, i delegati delle istituzioni italiane che partecipano alla costruzione di Est : l’Università di Tor Vergata, l’Università di Catania e l’Istituto Nazionale di Astrofisica e con orgoglio, anche la nostra Università della Calabria.
Tra i rappresentanti delle aziende presenti che si occupano della progettazione: Eie Group, industria di Mestre all’avanguardia mondiale nell’ambito dei telescopi e Srs, ditta ingegneristica di Roma.
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