E’ tornata di attualità la proposta di abbassare il voto a 16 anni, una proposta avanzata dall’ex premier Enrico Letta
Abbassare il voto a 16 anni diventa una sfida per la politica italiana: si tratta di una proposta avanzata dall’ex premier Enrico Letta, già condivisa da Luigi Di Maio, e avallata dall’attuale premier Giuseppe Conte e da Nicola Zingaretti (segretario del Partito Democratico).
A tal proposito si pensa già ad una riforma costituzionale da fare in un anno, peraltro ci sono diversi gradi di adesione alla proposta.
Perchè votare a 16 anni? In realtà, tutti questi cambiamenti della morfologia dei sistemi politici e di partecipazione sono accompagnati da alcuni fenomeni sociali, ed in questa fattispecie si risente dell’effetto “Greta Thunberg”, difatti si è tornati a parlare dell’eventuale allargamento del diritto di voto ai più giovani all’indomani del terzo sciopero globale per il clima (Fridays for future).
Complessità, competizione, interdipendenza sono tutti termini in qualche misura descrittivi della futura riforma costituzionale dell’articolo 48 della Costituzione che, sempre secondo Letta, sarebbe opportuna per accrescere la partecipazione politica, contrastando il progressivo calo dell’affluenza alle urne.
Questo insieme di trasformazione dei contenuti, mezzi e logiche di azioni, qui fin troppo rapidamente richiamate, ci spinge ad aggiornare la cassetta degli attrezzi intellettuali attraverso cui leggiamo ed interpretiamo l’aspetto istituzionale sempre più plurale e policentrico.
Allargamento ai più giovani della soglia del diritto di voto: la riforma costituzionale potrebbe farsi in un anno
“Il tasso di partecipazione si è abbassato negli ultimi 30 anni, di conseguenza l ‘interesse per la politica è scemato-aggiunge Walter Nocito (docente di Istituzioni diritto pubblico)-segnatamente a quanto precisato, i 16enni devono potersi esprimere e partecipare attivamente ai cambiamenti dei paradigmi socio-politici. Portare l’elettorato a 16 anni significa anche abbassare l’età media dei votanti, quindi il voto di questi ragazzi è scevro da paure, fobie ed idiosincrasie, che invece caratterizzano il voto dei più grandi”.
Ovvero, su un ordinamento politico nuovo, si tende anche a sollevare la soglia del diritto di voto al senato (anziché a 25 anni si dovrebbe votare a 18 anni).
Non sono mancate, però, le critiche relative all’ampliamento del voto ai giovani, arrivate anche dal mondo della Chiesa, ed in particolare dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, il quale teme che possa essere una strumentalizzazione politica.
Ciò comporta, come corollario, che esistono svariati punti di vista, di chi è favorevole o meno, capaci di dar vita a dei processi e ad altrettante forme di strutturazione delle burocrazie parlamentari, fissando il limite di elettorato attivo proprio a 16 anni.
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