Di Vincenzo Campanella
Quando li uccisero in un agguato aveva undici anni, sei anni dopo decise di spezzare il vincolo dell’omertà e di collaborare con la giustizia seguendo l’esempio della cognata Piera Aiello.
Il primo ad ascoltarla fu Paolo Borsellino, la giovane Rita ebbe subito l’impressione di trovarsi davanti a un ascoltatore empatico, arrivò a vederlo come il genitore che le mancava.
Gli raccontò i segreti rivelati dal fratello prima che lo ammazzassero. Nel Novembre del 91 le rivelazioni della diciassettenne partannese portarono all’arresto di una nutrita parte dei mafiosi di Partanna.
Rita divenne un simbolo per tutte quelle ragazze che non volevano più assistere alle violenze, che sognavano una Sicilia libera dalla Mafia.

Il caso di Rita era unico nel suo genere, perché non era una pentita, ma una testimone, cioè non era stata coinvolta direttamente nei fatti. Inoltre non fu ammazzata dalle pallottole, ma dal dolore per la morte di colui che vide come un papà amorevole che ascoltava le sue ferite. Rita si buttò dal sesto piano del suo palazzo di Viale Amelia 23.
La strage di Via D’Amelio rappresentava per lei l’ennesimo colpo che Cosa Nostra le aveva inferto, portandole via oltre suo padre anche la sua figura paterna.
Sul suo diario aveva scritto: «Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita. Tutti hanno paura, ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta».
Lanciandosi da quel balcone, era come se volesse andare via da questo mondo che le procurava soltanto catastrofi. Qualche anno fa le è stato intitolato un capannone confiscato alla criminalità a Calendasco, in provincia di Piacenza, inaugurato il 12 maggio 2018 con la presenza di don Luigi Ciotti. Ma il vero testamento che questa donna ha lasciato, è il coraggio di ribellarsi al cancro mafioso.
Se fosse ancora in vita, marcerebbe insieme ai ragazzi della sua Partanna ad affermare che esistono donne che rifiutano di stare in silenzio. Rita Atria era una di queste, una alfiera della lotta alla mafia, un’eroina di questa battaglia civile.
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