Operazioni completate in meno di 24 ore, le due navi che trasportano ora il materiale sono salpate e non ci sono stati rischi per la popolazione locale
Le previsioni erano di terminare tutte le operazioni al massimo entro 48 ore, ma il trasbordo delle armi siriane nel porto di Gioia Tauro in realtà è durato meno di una giornata, tanto che alle 20 di ieri sera gli 8 container con sostanze chimiche erano già stivati a bordo della nave militare statunitense ‘Cape Ray‘.

Appena il tempo di terminare il carico e la ‘Cape Ray’ ha lasciato il porto calabrese, scortata anche dalla nave Foscari della nostra Marina Militare, seguita poco dopo dalla barca danese Ark Futura, accompagnata dalle motovedette della Capitaneria di porto e da imbarcazioni della Polizia di Stato fino a 12 miglia dalla costa.
E al termine di una giornata ad altissima tensione tra i portuali di Gioia Tauro è tornata l’euforia, celebrata a suon di brindisi. Perché si trattava di un’operazione delicata, per la quale 30 di loro avevano ricevuto nei giorni scorsi un supplemento di istruzioni specifiche. La loro professionalità, unita alle eccezionali misure di sicurezza tese attorno alla zona interessata, hanno permesso che tutto andasse per il meglio tanto che pure i delegati dell’Opac hanno ringraziato le autorità italiane per il risultato ottenuto. E il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti si è detto soddisfatto: «L’Italia ha dato prova di grande efficienza in questa delicata operazione di sicurezza internazionale».
Ora per le armi comincerà la seconda fase, quella della distruzione a bordo della nave americana Cape Ray. “L’idrolisi – come ha spiegato il ministro plenipotenziario degli Affari esteri Giovanni Brauzzi – avverrà in acque internazionali nella fascia di mare individuata tra la Grecia e la Libia e durerà mesi”. E soprattutto nonostante le comprensibili proteste della popolazione locale, ogni rischio chimico per la zona è stato scongiurato.
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