«Siamo ormai a fine luglio, la Calabria brucia, più di 70 incendi e metà di questi sono in provincia di Reggio Calabria, in zone rosse per la peste suina africana (14 casi accertati nella provincia di Reggio Calabria, così come riporta cacciamagazine.it) dove è bandita l’attività venatoria ma vengono permesse tutte le altre attività, come ad esempio l’escursione a piedi e con le bici, la raccolta di funghi. Intanto la “piromania” dilaga, come visto anche con l’intercettazione di un piromane nei giorni scorsi» – scrive in una nota l’Associazione Rurale Calabrese.
«Dopo tanto silenzio – continua la nota -, una delle associazioni riconosciute, come al solito, rompe gli indugi e nonostante la riservatezza della Consulta, pubblica attraverso i gruppi whatsapp e i social una probabile bozza di calendario venatorio con la presenza della tortora in preapertura, come dire palesemente che si strumentalizza il momento solo per le famose “tessere”.
Per l’Associazione Rurale Calabrese si tratta di «sola propaganda per “gabbare” i propri iscritti, la tortora non sarà messa in preapertura nel calendario venatorio, già è scandaloso che non è uscito, ma riteniamo ancora più scandaloso che il periodo alla caccia al cinghiale resti il solito, dal primo di ottobre fino al 31 dicembre».

Le domande senza risposta, o quasi, che pone e si pone l’Associazione Rurale Calabrese
«Ma l’emergenza peste suina è finita? Come mai i cinghiali restano, nonostante le temperature altissime, a bordo strada a sviluppare zoonosi e non vengono recuperate dagli organi sanitari locali competenti? Come mai il ripopolamento di fagiani verrà fatto in questi ultimi giorni di luglio e con queste temperature senza aver fatto gli abbattimenti dei nocivi come le volpi con la caccia in deroga?
Quello che vediamo tutti i giorni come Associazione Rurale Calabrese – prosegue la nota – è tanta politica servile e le solite speculazioni.
Come mai si parla dell’eradicazione del cinghiale e non si allunga il periodo di caccia fino al 31 gennaio? Perché nonostante sia attivo il PRIU (Piano Regionale di Interventi Urgenti) non viene applicato se non per la zona che comprende l’ATC RC2 (Ambito Territoriale di Caccia – Reggio Calabria 2)?
Tante le domande ma poche le risposte, l’unica che vi diamo noi è che tutta questa attesa viene solo strumentalizzata per poter arrivare all’apertura della caccia per non gravare sugli investimenti che necessitano per tale emergenza.
Un’altra domanda però ci viene spontanea, se la Regione ha mandato a tutti gli ATC delle risorse economiche per l’acquisto dei cassonetti per lo smaltimento delle carcasse dei cinghiali, sono stati acquistati? Se si, dove sono finiti?».

L’appello
«Chiediamo alla Regione Calabria – conclude l’Associazione Rurale Calabrese -, all’assessore e all’ufficio caccia di avere più rispetto di noi cacciatori e di sfruttare in positivo il ruolo di sentinelle dei boschi come natura insegna e non privandoci di fruire di questa meraviglia relegando la nostra passione ad un ruolo negativo sotto gli occhi di alcuni fanatici che non muovono un dito a favore della natura e dell’ambiente, tale testimonianza è tangibile e ne avete quotidianamente le prove con i tanti volontari cacciatori impegnati a spegnere i roghi che affliggono la nostra bella Calabria.
Così in una nota l’Associazione Rurale Calabrese.
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