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Caso sangue infetto, chiesto il rinvio a giudizio degli imputati

Il pm cosentino Salvatore Di Maio vuole mandare a processo tutti quelli che non hanno chiesto il rito abbreviato per il caso della morte di Cesare Ruffolo all’Annunziata

sangue infettoDovrebbero andare tutti a processo gli imputati per il caso del sangue infetto che provocò la morte nell’estate del 2013 di Cesare Ruffolo, un pensionato di Rende, ricoverato all’Annunziata.
Lo ha deciso il pubblico ministero di Cosenza, Salvatore Di Maio, che ha chiesto il rinvio a giudizio (la decisione spetta al gup) mentre nessuno degli imputati ha scelto il rito abbreviato puntando su quello ordinario. Nomi eccellenti, quelli sotto accusa: ci sono infatti il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Paolo Maria Gangemi, così come il direttore sanitario aziendale Francesco De Rosa e l’ex direttore dell’Unità di immunoematologia dell’Annunziata, Marcello Bossio. E ancora Salvatore De Paola e Luigi Rizzuto, direttore sanitario e dirigente medico in servizio all’ospedale di San Giovanni in Fiore, oltre che Osvaldo Perfetti, direttore medico del Presidio unico dell’ospedale Annunziata di Cosenza.
Ruffolo aveva effettuato una trasfusione nel Centro preposto dell’Annunziata, con una sacca che poi esami successivi hanno dimostrato essere stata contaminata dal batterio letale serratia marcescens, tanto che per lui sopraggiunse la morte. Le indagini coordinate dai pm Salvatore Di Maio e Paola Izzo hanno anche portato alla luce un altro episodio: un mese prima del decesso di Ruffolo un caso analogo si era verificato ai danni del 37enne Francesco Salvo, riuscito però a salvarsi.
A carico del direttore del dipartimento sanitario di Medicina, Pietro Leo, e del responsabile Ssd rischio clinico, Addolorata Vantaggiato era stato ipotizzato il reato di omessa denuncia perché dopo la morte di Cesare Ruffolo non avrebbero proceduto a nessuna comunicazione all’autorità giudiziaria, ma lo scorso 30 ottobre il gup li aveva già assolti mentre Mario Golè e Maria Maddalena Guffanti (legale rappresentante e direttore di produzione tecnica della ‘Germo spa’, la ditta che produce il sapone disinfettante Germocid all’interno del quale sarebbe stato trovato il batterio killer, sono stati, invece, condannati la scorsa settimana.
I familiari di Ruffolo e lo stesso Francesco Salvo si sono costituiti parte civile e il processo è stato aggiornato al prossimo 30 marzo per le arringhe degli avvocati, mentre il 15 aprile rinvio a giudizio da parte del gup potrebbe arrivare a metà aprile.

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