I genitori del piccolo Giancarlo Esposito morto un anno fa in una piscina cosentina hanno voluto fondare un’Associazione che in suo nome aiuti i casi più disagiati
È stata una mattinata di commozione, di ricordi ma anche di progetti alla Neverland Scarl di Castrolibero perché in occasione del primo anniversario della tragica scomparsa del piccolo Giancarlo Esposito, annegato nella piscina comunale di Cosenza, è stata presentata l’associazione che porterà il suo nome
Si chiama infatti ‘Neverland – Giancarlo Esposito Onlus’, fortemente voluta dai genitori, Mimmo e Alessandra Esposito, che hanno così voluto mutuare in speranza il loro grande dolore: “Da quando è accaduto – dicono – la nostra vita è cambiata drasticamente, con la perdita di quanto di più bello la vita ci avesse dato, facendoci perdere interesse verso tutto. Poi però abbiamo capito che, come genitori nonostante tutto continuavamo ad avere un grande compito: impegnare tutte le nostre forze per mantenere vivo il ricordo del nostro bambino, attraverso ogni azione costruttiva in grado di proporre il suo eterno sorriso”.
Alla presentazione della Onlus oltre ai genitori, ai familiari e agli amici erano presenti gli avvocati Ernesto D’Ippolito e Ugo Ledonne che rappresentano la famiglia Esposito nel processo a carico dei presunti responsabili, i gestori della piscina e i loro dipendenti, per un’udienza preliminare che sarà celebrata il 15 luglio. Inoltre era presente il dottor Giorgio Marchese, medico psicoterapeuta e presidente di Neverland Scarl, come consulente psicologico dei genitori e di vice-presidente della ‘Neverland – Giancarlo Esposito Onlus’ che nasce per dare sostegno anche economico a quei genitori che abbiano perso precocemente i loro figli o in favore di figli, in particolare minori, che abbiano perduto il supporto e la vicinanza dei loro genitori e vivano in condizioni di disagio affettivo.
L’Associazione organizzerà anche un centro di accoglienza per bambini orfani o comunque svantaggiati a causa di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari tali da non consentire il mantenimento di una condizione di dignità, e alle loro famiglie, un centro di accoglienza per i genitori che hanno perso un figlio, ma anche per le persone rimaste sole, in difficoltà a causa di disabilità, malattia o per condizioni economiche o sociali e una raccolta fondi e la relativa distribuzione nei limiti e nelle forme stabiliti dalle leggi vigenti oltre che lo svolgimento di attività di volontariato nel sociale e tante altre iniziative a sostegno di famiglie e di minori.
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