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Cosenza Calcio: leggi alla voce mancanza di rispetto

Non avremo mai visto la serie A, massima espressione del calcio nostrano, ma qualche buon allenatore e qualche giocatore di elevata caratura tecnica abbiamo avuto il piacere di ammirarlo dalle parti del “S.Vito Marulla”, indi per cui i parametri per effettuare dei paragoni credibili li abbiamo tutti.

Togliendo dal calderone gli anni della serie D, senza però generalizzare, perché in alcuni frangenti qualche elemento si è distinto per classe e personalità, superando di gran lunga dei colleghi dell’attuale rosa del Cosenza Calcio, si può tranquillamente affermare che i 90 minuti di ieri al cospetto di una modestissima Sicula Leonzio hanno rappresentato il punto più basso mai toccato nelle ultime stagioni di categorie professionistiche. No, non è stato uno spettacolo osceno, ma solo perché il nulla non può essere aggettivato e quindi va classificato come tale nella sua totale assenza di validità. Sono passate solo tre settimane da quando abbiamo troppo frettolosamente considerata guarita la compagine rossoblu dalle negatività che incombevano sulla sua natura e che hanno condizionato i risultati delle primissime giornate di questo campionato di serie C.

Giuseppe Statella (photo Rosito)
Giuseppe Statella (photo Rosito)

Si, è stato un errore lasciarsi andare a considerazioni dettate più dalla speranza che dalla piena consapevolezza della situazione. Del resto il tecnico Braglia era stato chiaro all’epoca nel definire la sua squadra “strana”, è stato ancor più chiaro e lapalissiano ieri: “Con questi qui di più non si può fare”. Il Cosenza costruito in tandem da Trinchera e Fontana è un totale fallimento, condensa al suo interno evidenti limiti tecnici e comportamentali, ai quali nemmeno un allenatore navigato come Piero Braglia riesce a porre rimedio. Forse è già un miracolo quello che il coach toscano sta compiendo finora col materiale umano che ha a disposizione: i numeri sono dalla sua parte, ha preso in mano i silani da penultimi in classifica e li ha riportati nel mezzo della graduatoria.

Non è tempo di fare processi né di augurarsi interruzioni di rapporti anticipate, ma un’annotazione al ds Stefano Trinchera va fatta e nasce da una domanda che me medesimo pose all’uomo di mercato in fase di ritiro: “Direttore, lei sa bene che il Cosenza della passata stagione non ha eccelso per carisma e personalità, spero sia informato a tal riguardo e in virtù di questa considerazione mi auguro che punti su giocatori formati in primis dal punto di vista caratteriale”. Risposta: “Quando vado a scegliere dei calciatori guardo per prima cosa al loro temperamento più che alle loro doti tecniche, non meno importanti”.

Luigi Liguori (photo Rosito)
Luigi Liguori (photo Rosito)

Mi viene da dire, dopo 15 gare disputate, in particolar modo quella impalpabile di 24 ore fa, che l’analisi delle doti umane dei prescelti sia stata fatta in maniera decisamente approssimativa e superficiale. Escludendo Pascali, che ha mostrato di essere un ottimo uomo spogliatoio ma troppo “agée” per i campi di gioco, i vari Loviso, Bruccini, Idda e più di tutti Caccavallo, quest’ultimo oggetto misterioso come misteriosi sono i suoi infortuni continui che hanno privato la squadra delle sue presunti doti da elemento d’altra categoria solo nelle parole e mai nei fatti, non si sono mai dimostrati dei trascinatori, anzi, sono caduti puntualmente al tappeto come pugili storditi dai colpi di avversari sulla carta inferiori.

Spazio allora ai giovani Palmiero e Dermaku, una spanna sopra ai compagni più datati, e perchè no anche a Liguori e Collocolo: i giovani meritano la loro chance, adesso che peggio di così non si può fare, nell’attesa che il famigerato pullman che trasporterà il grosso della rosa attuale lontano dalla città dei bruzi venga riempito e si metta in moto.

Per approfondimenti consulta la pagina Facebook Lupi si nasce e Lega Pro vista dal Sud-Girone C.

Immagine di copertina dell’articolo Mannarino.

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