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Donata Bergamini scrive al Presidente Mattarella

Stanca di ingiustizia e di mezze verità, Donata Bergamini, sorella di Denis, giocatore del Cosenza morto nel lontano 1989, scrive una lettera a Mattarella

Ci sono ancora tanti misteri, e gocce pesanti di omertà, sulla morte di Denis Bergamini, il calciatore morto il 18 novembre del 1989, in circostanze ancora oggi poco chiare. La versione ufficiale parla di suicidio, ma le numerose incongruenze e e le omissioni che ci sono state durante le indagini, non hanno mai convinto la sua famiglia.

Donata e Denis Bergamini
Donata e Denis Bergamini

Da allora, dopo 26 lunghi anni, ancora si cerca giustizia e verità.

Seppur stanca di processi ed archiviazioni, Donata Bergamini non molla e non si arrende.
Arriva così a scrivere una lettera al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, per fargli sapere che questo caso è ancora privo di un finale degno della vita di suo fratello.

Scrive al presidente, senza nascondere la disperazione, Donata Bergamini, ma mostrando anche tanta fiducia nella comprensione del presidente.

Scrive una lettera forte, educata e molto emozionante, sia nei contenuti che nei quesiti che fanno davvero riflettere e che invocano giustizia e verità.

Racconta di suo fratello, Denis, astro nascente del calcio che giocava nel Cosenza, quando la squadra viveva il momento più fastoso della storia sportiva.

Caro Presidente, […]

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

Donata racconta al presidente l’amore per suo fratello, la cui vita si fermò quel 18 di novembre del 1989 quando il suo corpo venne “violentato dalla ruota anteriore di un autoarticolato”. La versione dei fatti che fu fornita dall’allora fidanzata che era con lui e dal conducente del camion, fu che Denis si era suicidato e che fu investito a seguito di un “tuffo” che quel ragazzo pieno di vita e con il successo in mano, fece. E lo avrebbe fatto per motivi che, ancora oggi, restano inspiegabili ed “inspiegati”.

Donata Bergamini racconta nella sua lettera del frettoloso processo, di quel camionista che fu “assolto”, di quella sentenza che dichiaro il “suicidio” e di come loro non abbiano mai creduto a quella versione dei fatti, a quella montagna di bugie.

Evidenzia nella lettera come abbiano speso tutte le proprie energie, lei e la sua famiglia, compreso il loro patrimonio, per arrivare alla “verità”, fino a quando il 15 luglio del 2011, il Gip di Castrovillari “decise che quella mistificazione urlava vendetta e che occorreva assolutamente riaprire le indagini per fare luce su questa immane tragedia”.

“Da allora le speranze di arrivare alla verità hanno via via preso sempre più corpo , man mano che venivano sentiti testimoni vecchi e nuovi e venivano fatti accertamenti tecnici di ogni tipo”, mentre ci si stava avvicinando sempre più alla verità … “Una verità crudele e spietata, ma la verità”.

Racconta dei rilievi fatti dai RIS di Messina, delle consulenze autoptiche di tre medici legali tutti incaricati dalla Procura di Castrovillari.

“Ebbene sig. Presidente” – dice Donata Bergamini nella sua lettera – “tutti hanno concordato sul fatto che mio fratello non è morto investito da quel maledetto camion. Mio fratello era già morto o comunque moribondo. Asfissiato. Accoltellato? Comunque già morto.”

Procede poi mettendo in evidenza come tutti abbiano concordato sul fatto che “quel camion non ha investito Denis”.  E poi parla di quella ex fidanzata che “è stata indagata per concorso in omicidio volontario mentre il camionista per falsa testimonianza e favoreggiamento”.

Anche le ultimissime notizie sul caso, ha inserito Donata Bergamini, nella sua accorata lettera al presidente Mattarella.

Gli fa sapere dunque, che “il 23 febbraio scorso la procura ha chiesto al Gip che il caso Bergamini venisse archiviato. Sono venuti 2 magistrati ed hanno entrambi parlato per due ore. Il più anziano, il capo, ha dichiarato che sarebbe andato in pensione a fine Marzo e si è lamentato del fatto che la morte di Denis aveva avuto grande rilievo mediatico. La più giovane ci ha rimproverato di non aver portato i colpevoli nè il modo con cui è stato ucciso. Il fascicolo quindi doveva essere archiviato ancora per suicidio.”

Forte la domanda che la sorella del calciatore, sembra porre al suo interlocutore: “ma era compito nostro assicurare alla Giustizia gli assassini di Denis?”

E poi sottolinea come la “versione dei due indagati è risultata essere incompatibile con gli accertamenti eseguiti e quindi falsa” e pertanto,  “come si poteva credergli, quando hanno sostenuto che Denis si sarebbe suicidato?”

Denis Bergamini
Denis Bergamini

Ma se mio fratello era già morto quando è stato ” sormontato parzialmente” da quel camion come poteva essersi suicidato?

E poi mostra tutta la sua forza e determinazione quando sostiene che non si può archiviare questo processo.

La pone chiara, la domanda al Presidente Mattarella, Donata Bergsmini, sul finale di lettera: “Lei pensa che la mia legittima aspettativa di Giustizia possa essere stata soddisfatta dallo Stato riguardo alla morte di mio fratello ? Noi abbiamo capito cosa è successo. Lo hanno capito tutti. Tutti tranne coloro che avrebbero dovuto rendergli Giustizia.”

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