Di Anna Maria Ventura
Dal 23 al 30 agosto 2025 il borgo calabrese accoglierà cuori e menti in una danza poetica tra memoria e visione, in cui ogni voce, dalle istituzioni agli artisti, dai bambini agli studiosi, diverrà nota di una sinfonia mediterranea.
A introdurre e guidare il percorso durante il cammino saranno il sindaco Cosimo De Tommaso, l’assessora Floriana Chiappetta, il vicesindaco Elisabetta Bonaiuto e la presidente del consiglio Catia Filippo. Saranno loro ad aprire le porte del paese, trasformando chiostri e giardini in luoghi condivisi, rendendo la cultura antidoto all’indifferenza e seme di rinascita.
La kermesse, che si svolgerà nel chiostro e nella villa comunale dal 23 al 30 agosto, vanta la compartecipazione dell’Associazione AIparC -Cosenza, del Comitato civico “Se non ora quando?” di Marzi, della Pro-loco di San Lucido, del Circolo della Stampa del Tirreno cosentino, dell’Istituto di Storia del Risorgimento Comitato Provinciale di Cosenza, dell’ICSAIC, della Compagnia teatrale Cilla di Giuseppe Sciacca.
Per realizzare questa impresa culturale, l’amministrazione comunale ha scelto come partner privilegiato AIParC Cosenza, associazione culturale da tempo attenta al valore della memoria e dell’impegno sociale. La prestigiosa Associazione curerà tre serate cruciali del Festival: 23, 25 e 30 agosto, grazie alla sua capacità di unire voci e saperi in un unico canto collettivo.
Il 23 agosto il Festival si apre con la mostra “Le Madri Costituenti”, organizzata dal Comitato civico “Se non ora quando?” di Marzi e resa itinerante da AIParC Cosenza.
La serata inaugura un dialogo tra generazioni grazie alla voce appassionata di Nella Matta, presidente della Commissione Cultura AIParC Cosenza , autrice del libro “In cammino verso i diritti. Le madri Costituenti”, che accompagnerà il pubblico alla riscoperta dei volti femminili e delle storie che hanno inciso il senso stesso della libertà del nostro Paese.
Accanto a lei, la consigliera del Comune di Cosenza Bianca Rende, socia AIParC, politica di puri ideali, attenta alla diffusione della cultura e impegnata nella salvaguardia dei valori della democrazia, dell’inclusione e della giustizia sociale, offrirà il suo sguardo istituzionale sul valore della cultura come diritto universale, mentre Giuseppe Ferraro, Direttore dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano Comitato Provinciale di Cosenza e Dirigente dell’ICSAIC, socio anch’egli dell’AIParC, storico e ricercatore, di elevato spessore culturale, restituirà alla storia la sua attualità, come respiro che continua a nutrire la cittadinanza. Giuseppe Ferraro, figura di rilievo nel panorama culturale nazionale, ben rappresenta l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e l’ICSAIC, Istituti che hanno collaborato alla realizzazione del Festival. Teresa Sacco socia AIParC e membro autirevole dell’Associazione “Se non ora quando? “ di Marzi, organizzatrice della mostra sulle Madri Costituenti, parlerà delle finalità della mostra.
La terza serata del Festival è affidata ancora ad AIParC, che ne sarà cuore e custode. Il Chiostro comunale diventerà palcoscenico della Serata dell’Arte, un intreccio di poesia, pittura e musica.
Le voci poetiche di Chiara Argenio Lanzillotta e Maria Antonia Iulianello, i pennelli di Luigi Filice e Filippo Ferreri, il violino vibrante di Mihaela Oggiano: tutti sapranno tessere un mosaico di bellezza viva, a sottolineare che l’arte non è ornamento ma fondamento, dialogo tra sensibilità e popolo.
L’ultima serata del Festival, il 30 agosto, porta ancora il segno di AIParC, che accompagna la presentazione del libro “Il filo della memoria” di Luciano Conte, scrittore di grande pregio e socio AIParC Cosenza.
Non si tratterà di una semplice esposizione letteraria, ma di un coro di riflessioni: Tania Frisone, Presidente AIParC Cosenza, donna di grande cultura e sensibilità che rappresenta il respiro comunitario dell’Associazione, Giuseppe Trebisacce Docente Emerito dell’Università della Calabria, studioso di fama naziinale e socio AIParC e Loredana Giannicola, Dirigente Ufficio Scolastico Provinciale, socia AIParC, che unisce preparazione profonda e grande professionalità a notevoli capacità espressive, offriranno letture profonde e stimolanti, guidando il pubblico tra le pieghe di una scrittura che intreccia storia e futuro. A moderare l’incontro la giornalista Caterina Bruno.
L’AIParC, con la sua presenza, conferma la sua vocazione a essere luogo di memoria, di elaborazione culturale e di incontro tra voci differenti.
Oltre alle tre serate affidate ad AIParC, il Festival regalerà momenti intensi e diversi: il Gran Galà lirico del 24 agosto con il soprano Francesca De Blasi e il pianista Antonio Puntillo; il 26 agosto, con i laboratori animati dall’Azione Cattolica e dalle sorelle Mastroianni, saranno protagonisti i più piccoli: laboratori creativi, momenti di animazione e mercatini solidali inviteranno i bambini a dare forma alla bellezza, al dono, alla generosità. Giocattoli verranno scambiati o donati, parte dei quali saranno destinati ai reparti pediatrici, un gesto semplice, ma carico di senso: la cultura come cura, inclusione e responsabilità verso le future generazioni.
Il 28 agosto il coraggio corre in handbike con Salvatore Cristiano Misasi.
Il 29 agosto la Compagnia Cilla, guidata da Giuseppe Sciacca, porterà in scena storie di donne di Cilla, vittime di antiche incursioni saracene, trasformando un dolore remoto in voce scenica, atto di coscienza e riconciliazione.
Così, in una settimana sospesa tra il canto delle onde e il sospiro delle pietre, San Lucido diventerà rifugio e orizzonte. Le voci dei protagonisti — storici, artisti, filosofi, poeti, amministratori e bambini — si intrecceranno come fili di un’unica trama, restituendo al borgo la sua antica vocazione: essere porto e approdo, casa e promessa di futuro.
In un mondo che innalza confini, respinge migranti, alimenta conflitti disumani e costruisce barriere di paura, il Mediterraneo resta simbolo opposto: spazio di incontro, non di esclusione; di dialogo, non di guerra. Come ricordava lo storico Fernand Braudel, «il Mediterraneo è mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre». Un crocevia che da secoli tiene insieme differenze, trasformandole in ricchezza comune. Se volgiamo lo sguardo all’antichità, lo vediamo percorso dagli antichi Greci: non fuggitivi disperati, ma viaggiatori audaci che solcavano il mare per fondare nuove città, poleis libere e creative, dove la convivenza e la cultura erano semi di democrazia. Come scriveva Albert Camus, «al di qua del mare, la miseria; al di là, la luce del sole. È il Mediterraneo che ci insegna la misura e la speranza». Il mare che oggi inghiotte vite era un tempo promessa di futuro, ponte verso la crescita comune.
Il contrasto è amaro e ci interpella: come possiamo, noi eredi di quella civiltà mediterranea che accoglieva e dialogava, permettere che oggi il mare diventi barriera e non ponte, tomba e non culla?
La risposta è nella cultura stessa del Mediterraneo, che da sempre accoglie, non respinge; unisce, non divide; costruisce ponti, non muri.
Il Mediterraneo ci insegna che l’unico futuro abitabile è quello che nasce dall’incontro, dalla cultura come cura, come responsabilità, come comunità.
E il “Festival della Cultura Mediterranea” vuole essere tutto questo. Guardando al mare di San Lucido, l’ultima settimana di agosto, non contempleremo soltanto un paesaggio, ma un mondo possibile: un luogo in cui le differenze creano armonia invece che conflitto, e la memoria diventa seme di rinascita.

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