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Lamezia, gli obiettivi internazionali di Occhiuto: Agenda ONU ed economia della conoscenza

Esistono due dinamiche internazionali dalle quali non possiamo prescindere

Mario Occhiuto alla Camera dei Deputati

– gli obiettivi stabiliti dall’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile

– la crescita di investimenti e di occupazione nel settore del digitale e dell’economia della conoscenza

L’Agenda ONU 2030 pone, come noto, 17 obiettivi specifici che oltre ad influenzare le agenda politiche globali,  devono diventare la bussola cognitiva e metodologica della Calabria della svolta.

Si tratta di obiettivi specifici non ulteriormente differibili a livello di governo regionale.

Cosa stabilisce l’AGENDA ONU per il 2030?

Mi piace qui citare solo alcuni obiettivi::

– Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili

– Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

– promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

– Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

– Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico

– Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età.

Sapete cosa significa tutto ciò? Significa che dobbiamo cambiare il paradigma dello sviluppo. Che dobbiamo acquisire una sensibilità diversa. Ripensare tutto, trasporti, città, rifiuti, infrastrutture, modelli di crescita industriale, consumi, lotta al mutamento climatico, turismo, agricoltura, solidarietà.

TUTTO VA RIPENSATO IN OTTICA DI SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE.

-Il manifatturiero deve immediatamente aprirsi alle opzioni green.

-Le costruzioni devono  sfociare da subito verso la bio edilizia.

-Così per i nuovi materiali nascenti dal ciclo dei rifiuti.

-Spazio alla bio agricoltura e ai sistemi di certificazione e tracciamento dell’intera filiera della trasformazione magari puntando sulla blockchain che non significa solo cripto valute

(Pensate che noi a Cosenza utilizziamo questa tecnologia insieme ad un colosso giapponese come NTT DATA e all’UNICAL per stoccare gli invenduti della grande distribuzione e assegnarli alle famiglie più bisognose attraverso il Banco Alimentare) .

Ricordavo prima che siamo alla vigilia dell’introduzione della tecnologia del 5G su cui la competizione tra USA, CINA ed Europa diventa sempre più serrata.

È una cosa che ci riguarda molto da vicino.

La sfida di una Calabria ispirata al digitale e all’economia della conoscenza deve infatti partire dai punti di forza che il sistema universitario regionale, nella sua interezza, offre ormai da tempo al territorio.

È QUESTA LA VERA SVOLTA CULTURALE

Appare evidente che una sfida di tale portata deve poggiare su un partenariato strategico tra la Regione e il sistema universitario regionale.

Esistono aree di eccellenza nel sistema universitario regionale, dall’Unical alla Magna Grecia di Catanzaro e alla Mediterranea di Reggio Calabria che possono fare la differenza.

Aree di ricerca importanti che pongono il sistema Calabria ai vertici delle classifiche nazionali e internazionali fra cui intelligenza artificiale e robotica, stampa 3d e manifatture digitali, Big Data, nutrizionistica, bio medica, farmaceutica, agroalimentare, biotecnologie, nuovi materiali, linguistica applicata alle ICT, nuove tecnologie applicate alla ricerca archeologica e tanti altri.

Siamo dinanzi ad un vero e proprio distretto tecnologico e della ricerca da potenziare e da orientare verso le start-up, verso una nuova impresa ispirata  dal paradigma della sostenibilità e dell’economia della conoscenza.

Vogliamo chiamarla GREEN VALLEY per parafrasare la più nota Silicon Valley?

Occorre pensare alla Calabria come una Regione scrigno verde dove il suo straordinario capitale umano, che la politica ha trasformato in ricchezza per altre regioni e per gli altri paesi, diventi la nostra risorsa. Il nostro patrimonio.

Ma dove ci spinge questa nuova frontiera tecnologica?

Paradossalmente, ma non troppo in verità, ci spinge proprio dove la Calabria dispone di reali  vantaggi competitivi strutturali: esattamente cioè verso settori produttivi non colpiti, significativa­mente, dall’automazione.

Parliamo quindi di cultura, archeologia, ambiente, turismo, digitale, istruzione, enoga­stronomia, agricoltura biologica, economia circo­lare e del riciclo, termalismo, etc.

Basti pensare all’artigianato digitale piuttosto che alle creatività artistica supportata dal digitale, alle tecnologie di monitoraggio dei disastri ambientali, all’agricoltura di precisione supportata da web, droni e robotica, alla riqualificazione del patrimonio artistico, ai parchi eolici e fotovoltaici off-shore, alla riqualificazione edilizia legata a tecnologie antisismiche, di efficienza energetica, di bioedilizia.

Insomma un quadro di straordinario fascino operativo assolutamente percorribile se strutturato e inquadrato con realismo sui territori e nelle città.

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