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Manifestazione lavoratori precari calabresi blocca l’A3

La situazione lavorativa calabrese è lontana dall’essere risolta. Lo stipendio medio è di 1000 euro al mese, con cui è difficile portare avanti una famiglia

manifestazione-lavoratori-precariSe si aggiunge che questi stipendi vengono erogati due o tre volte l’anno al massimo, il tutto assume una connotazione ancora più critica.

Per questo motivo ieri mattina, davanti alla Rai regionale, è partita una manifestazione dei lavoratori precari calabresi, al fine di far sentire la loro voce alla regione e al governo italiano.

La manifestazione è stata organizzata da Cgil, Cisl e Uil, e ha riunito varie categorie di lavoratori: uomini, donne, giovani e persone adulte che stanno cercando una ricollocazione nel mondo del lavoro, ex impiegati di call center ma anche ex titolari di piccole, medie e grandi aziende che hanno dovuto tirare giù le saracinesche a causa della grande crisi economica.

Il corteo, partito dalla sede regionale della Rai, ha visto i lavoratori gridare il loro disagio e brandire striscioni lungo tutto viale Marconi per poi spostarsi verso lo svincolo dell’A3 Cosenza Sud.

Le forze dell’ordine hanno così deviato la circolazione verso Cosenza Nord. Come prevedibile ci sono state tensioni tra i manifestanti da una parte e carabinieri e polizia dall’altra.

Inutili anche i tentativi di mediazione della Questura, tanto che la protesta è durata fino a mezzanotte ed è ricominciata stamattina e nemmeno le dichiarazioni della Prefettura, che sostiene che entro settimana prossima verranno erogate due mensilità, hanno calmato gli animi.

Forti le parole del segretario generale di Uil Temp Calabria “L’obiettivo di questa manifestazione era duplice, alla Regione si chiedeva il pagamento degli stipendi per Lsu e Lpu e l’attivazione di politiche attive e industriali per il reinserimento nel mondo del lavoro. Con bandi che contengano incentivi per le imprese che assumono queste persone.

Ma il grosso delle richieste è rivolto al governo centrale: vogliamo che il governo Renzi dia il via libera ai decreti attuativi per la stabilizzazione di Lsu e Lpu. Per il resto del bacino che in Calabria ammonta complessivamente a circa 30 mila persone bisogna mettere in campo grossi investimenti per favorire il ricollocamento.

Se Renzi nel 2015 pensa di chiudere le porte in faccia a migliaia di persone si sbaglia

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