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Processo veleni fiume Oliva, la sentenza slitta al 13 maggio

CATANZARO – Un processo, quello che indaga sull’avvelenamento della vallata del fiume Oliva, conclusosi formalmente esattamente due anni fa, il 6 marzo del 2017, ma riesumato in Corte d’Appello d’Assise a Catanzaro che ieri ha deciso il rinvio al 13 maggio prossimo per la sentenza definitiva.

Un’interminabile vicenda che ha decretato, nei giudizi precedenti, l’assoluzione non solo di tutti i proprietari dei terreni della vallata in cui furono rinvenute montagne di metri cubi di scarti industriali contaminati da metalli pesanti tra cui il nocivissimo cesio 137 – che, è assodato, causarono la morte di Giancarlo Fuoco, pescatore amatoriale del fiume Oliva e altri numerosi casi di tumore – ma che ha peraltro assolto l’unico indagato, l’imprenditore amanteano Cesare Coccimiglio. Il processo per l’inquinamento del fiume Oliva e della vallata circostante si è finora insabbiato senza riuscire a cancellare la preoccupazione di una popolazione intera e consegnare alla giustizia i responsabili di un disastro ambientale di proporzioni immense.

Mappatura delle aree contaminate

I giudici della Corte d’Appello d’Assise di Catanzaro entro il 13 maggio prossimo dovranno in sostanza decidere se accogliere o meno la richiesta dell’accusa di dare mandato alla Guardia di finanza al fine di verificare le carte contabili e i quantitativi delle lavorazioni finite dell’azienda del Coccimiglio per comprendere la sussistenza di un potenziale legame tra gli scarti industriali afferenti alla sua società e i rifiuti tossici individuati nelle aree inquinate che, lo ricordiamo, era stato escluso in primo grado di giudizio fossero riconducibili all’imprenditore amanteano.

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