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Regione Calabria - Palazzo Alemanni, sede della Giunta Regionale della Calabria

Spese pazze in Regione, otto consiglieri regionali sotto accusa

Regione i conti per gli anni 2010, 2011 e 2012 non tornano e ci sono differenze evidenti tra le richieste dei rimborsi e quanto speso. Tra gli indagati anche l’assessore regionale Nino De Gaetano

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Regione Calabria – Palazzo Alemanni, sede della Giunta Regionale della Calabria

Tre consiglieri regionali calabresi arrestati e poi posti ai domiciliari, altri cinque per i quali è stato ordinato l’obbligo di dimora. È il clamoroso risultato dell’operazione ‘Erga Omnes’ che ha coinvolto alcuni dei politici più in vista nella Regione Calabria: le accuse nei loro confronti sono di peculato e falso, tanto che sono stati sequestrati beni per un equivalente di 2,5 milioni di euro ai danni di 27 indagati.

I provvedimenti sono stati eseguiti nelle ultime ore dai finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, coordinati dalla Procura della Repubblica e le indagini, effettuate anche con intercettazioni telefoniche oltre che accertamenti bancari, avrebbero permesso di individuare diverse incongruenze tra le entrate e le uscite dei Gruppi Consiliari Regionali negli anni 2010, 2011 e 2012 “celando il corretto impiego istituzionale – come si legge nel provvedimento – per cui i fondi pubblici erano stati destinati”. In alcuni casi sarebbe stata accertata la presentazione di una doppia documentazione di spese in modo da ottenere dall’Ente un doppio rimborso.

Tra i destinatari del provvedimento ci sarebbe anche l’attuale assessore regionale Nino De Gaetano (Pd), che è stato posto agli arresti domiciliari. De Gaetano, che non era stato rieletto in occasione delle ultime elezioni, era comunque stato nominato dal governatore Oliverio come componente dell’attuale Giunta regionale di centro sinistra.

Ulteriori dettagli verranno resi noti in mattinata nel corso di una conferenza stampa presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria con il Procuratore Capo della Procura della Repubblica, Cafiero de Raho.

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