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Vespa o Sciacallo? Dalla tv del dolore alla tv della vergogna!

Incidente di Vermicino,caso di cronaca italiana del giugno 1981,in cui perse la vita il piccolo Alfredino Rampi,caduto in un pozzo artesiano ad una profondità di sessanta metri.
Una vicenda che è rimasta nella storia e che ebbe grande risalto sulla stampa,ma soprattutto nell’opinione pubblica italiana,tutto grazie alla diretta televisiva della Rai durante le ultime diciotto ore della vicenda.

Nelle prime ore,quando Alfredino fu ritrovato in fondo al pozzo,il giornalista Piero Badaloni,affermò che il comandante dei Vigili del fuoco Elveno Pastorelli aveva diramato la previsione che nel giro di pochissimo, l’operazione di salvataggio del piccolo  sarebbe andata a buon fine.
Fu proprio a questo punto che la Rai iniziò ad occuparsi del fatto,nel tentativo di riprendere il salvataggio in tempo reale.
Purtroppo così non andò e quello che doveva trattarsi di “semplice” informazione sul salvataggio di un bambino sfortunatamente caduto in un pozzo,si trasformò in un’accanita diretta televisiva non stop organizzata dalla Rai e durata ben diciotto ore sullo svolgimento passo dopo  passo della terribile vicenda che catturò l’attenzione di circa ventuno milioni di persone.
L’allora direttore del TG1 Emilio Fede,sotto pressione, decise di non interrompere la diretta,presentata da Bruno Vespa e di andare fino in fondo,fino in fondo al dolore di una madre e di un padre che dopo tante ore di attesa,di speranza e di preghiere,hanno sentito spirare il proprio bambino dentro a quel pozzo che decise in quella maledetta sera d’estate di inghiottirlo.
All’epoca la questione della copertura mediatica delle tragedie private non sembrava affatto scontata come invece in seguito sarebbe diventata,fu definito un reality terrificante e per la diretta-fiume sulla tragedia di Vermicino fu coniata l’espressione “Tv del dolore”.

Ancora una volta a distanza di trentacinque anni,ci siamo trovati di fronte ad un tipo di tv fortemente giudicabile, motivando la propria scelta su ciò che manda in onda,con il diritto di informazione.
Bruno Paolo Vespa,giornalista,conduttore televisivo e scrittore,ha scelto insieme all’azienda Rai di mandare in onda nella sua trasmissione Porta a Porta,l’intervista al figlio di Totò Riina,Salvo,in occasione dell’uscita del suo libro.

Salvatore Riina junior,figlio del boss più spietato di Cosa Nostra,ha risposto alle domande di Vespa,raccontando l’amore per suo padre e gli anni  trascorsi con la sua  famiglia fin da bambino.
Ha spiegato che non è lui a dover giudicare le azioni del padre e alle domande su Falcone e Borsellino non ha voluto rispondere per “evitare strumentalizzazioni” e dicendo di avere rispetto per i morti,per tutti i morti.
Ora io mi chiedo,questo rispetto è stato considerato dalla Rai e dallo stesso Bruno Vespa, prima di decidere di mandare in onda tale intervista?
Il rispetto verso coloro che sono morti per non tacere e per non piegare la testa e verso le loro famiglie è stato veramente preso in considerazione?
Dura la reazione di Salvatore Borsellino,fratello di Paolo:”E’ vergognoso che il servizio pubblico della Rai dia spazio a queste persone,così come è vergognoso che ci siano editori che fanno raccontare a questi personaggi un cumulo di falsità dove dipingono il padre come il più tenero dei padri e invece sappiamo tutti di che persona si tratta”.

TV del dolore trentacinque anni fa e tv della vergogna oggi dunque e molte librerie d’Italia,hanno deciso di non accettare la vendita nel proprio negozio,del libro di Salvo Riina,affiggendo sulle proprie vetrine la scritta:”In questa libreria non si ordina né si vende il libro di Salvatore Riina”.
Sono altri i libri che dovrebbero essere acquistati e altre le persone che dovrebbero essere intervistate nei salotti televisivi,persone che hanno perso i propri cari,dando così a loro l’opportunità di ricordare sempre le loro gesta per non dimenticare mai.

Invito infine  a leggere invece la stupenda lettera di Manfredi,figlio di Paolo Borsellino,intitolata:”Grazie caro papà”.

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