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Cetraro, i soldi della droga reinvestito in negozi di frutta

Quattro arresti a Cetraro dopo un’indagine cominciata un anno fa con la scoperta di una centrale della droga. I proventi riciclati in negozi di frutta e verdura

droga negozi di fruttaI soldi derivanti dal traffico di droga? Venivano reinvestiti in attività commerciali come punti vendita di frutta e verdura. È questo uno dei principali scenari svelati dall’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Cosenza che ha fermato quattro uomini di Cetraro, Michele e Fabrizio Iannelli, Christian Onorato e Pierangelo Iacovo.
Sono tutti ritenuti legati alla cosca Muto e per loro l’accusa è quella di aver messo in piedi un imponente traffico di stupefacenti. Un’indagine diretta dal Procuratore Aggiunto della Dda Giovanni Bombardieri e dal Sostituto Antimafia, Pierpaolo Bruni, e durata più di un anno che ha permesso di scoprire come venissero riutilizzati in maniera apparentemente legale i proventi del traffico di droga, tanto che sono stati posti sotto sequestro un ingrosso e due punti vendita al dettaglio di frutta e verdura, intestati in maniera fittizia ad alcuni prestanome ma di fatto gestiti da Michele Iannelli, soprannominato ‘Tavolone’.
Tutto è partito lo scorso anno, quando i finanzieri hanno scoperto raffineria di droga sulle montagne di Cetraro. Serviva per lo stoccaggio, il confezionamento e la distribuzione di grosse partite di marijuana e cocaina gestita dalla ‘ndrangheta locale. Un sequestro da circa 10 milioni di euro che ha permesso di scoprire oltre alla centrale della droga anche pistole, fucile a pompa, carabine e migliaia di munizioni.
Da lì l’indagine si è allargata per arrivare ai vertici della cosca, sfruttando anche il ‘libro mastro’ del dell’organizzazione criminale sul quale erano riportate le vendite di grosse partite di stupefacenti, gli acquisti di materiale per la coltivazione e lo stoccaggio della marijuana e per il taglio della cocaina oltre alla spartizione dei proventi tra i quattro uomini fermati. Secondo gli investigatori Michele Iannelli sarebbe il capo ed è già stato colpito da misure cautelari per essere stato coinvolto in altre inchieste della DDA di Catanzaro. Si occupava lui della gestione dei tre esercizi commerciali, mentre nei confronti degli altri sono scattate perquisizioni che hanno permesso il sequestro di altra documentazione che potrebbe tornare utile.

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