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Caso Bergamini … Non è finita

Si è concluso pochi minuti fa l’incontro tra Donata Bergamini ed i suoi legali, con il procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla, programmato per questa mattina e alla fine dello stesso, L’avvocato Fabio Anselmo si è detto fiducioso, dopo l’incontro non formale e soprattutto “non scontato nei contenuti”

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Non è finita, la vicenda della morte di Denis Bergamini, il centrocampista del Cosenza, morto in circostanze non ancora del tutto chiare il 18 novembre del 1989. La famiglia non ha mai mollato in questi anni, mai e dopo processi, tanti, richieste di riapertura del caso, richieste di archiviazioni, opposizioni alla stessa e archiviazioni, questa mattina c’è stato l’incontro con il Procuratore Dott. Eugenio Facciolla, che ha lasciato la porta aperta, verso quello che può essere un proseguo che avverrà sulla base di eventuali altri elementi presentati dai legali della famiglia Bergamini.

C’era la giusta tensione, questa mattina sui volti di Donata Bergamini e dei suoi legali, Avv. Fabio Anselmo e Avv. Sabrina Rondinelli. Ma come ha detto l’Avv. Anselmo ai microfoni della Rai “l’essere fiducioso è l’elemento indispensabile per affrontare un incontro di questo tipo, altrimenti non avrebbe avuto senso essere a Castrovillari oggi, nell’ufficio del Procuratore Facciolla”.

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“Ho bisogno di realizzare, di fare il punto della situazione” – ha detto Donata Bergamini ai giornalisti, e poi ha sottolineato quanto la necessità che ci sia la verità sulla vicenda spinga a proseguire con coraggio e determinazione.

E così a pochi giorni dalla lettera aperta ai giornali fatta dall’allora fidanzata di Denis, Isabella Internò che da quelle pagine lanciava un duro attacco alla stampa, per non aver dato “il giusto risalto mediatico all’archiviazione che la riguardava” rispetto a quanto si fosse dato all’intera vicenda, sui giornali ci finisce oggi, il “fatto” che dopo l’incontro con il Procuratore Facciolla, il caso Bergamini non può dirsi chiuso.

Nella stessa lettera, si parla di giornalisti che “inculcano nel lettore la cultura del sospetto”, ma sono i fatti, e non i giornalisti, ad instillare la cultura del sospetto nel lettore, che dalla loro hanno il dovere “anche morale” di dire la verità e di raccontare i fatti e le vicende, senza spettacolarizzazione né speculazione alcuna.

Si va avanti…e questa è oggi la notizia.

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