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Emergenza cinghiali: la Calabria chiama, Roma risponde

Cosenza, i cinghiali per monitorare la radioattività

Interessante esperimento condotto da Arpacal e Asp di Cosenza per monitorare la radioattività nei terreni attraverso le carni dei cinghiali abbattuti

cinghialiMonitorare la radioattività presente sul territorio attraverso le abitudini alimentari dei molti cinghiali presenti in provincia. È questo il senso di un progetto voluto dall’Asp di Cosenza e dall’Arpacal che è stato illustrato ad Expo 2015 durante il convegno ‘Ambiente Sano per una Alimentazione Sana’.
In pratica le abitudini alimentari dei cinghiali aiutano a fare una mappa della radioattività ambientale presente sul territorio, contribuendo a far crescere la base dati nazionale della Rete Resorad che analizza l’andamento spazio-temporale delle concentrazioni dei radioelementi nel terreno. Un esame essenziale, dopo quanto successo a Chernobyl nel 1986 ma ancora più di recente a Fukushima in Giappone nel 2011. Ecco perché da allora i controlli sui terreni sono diventati indispensabili.
Questo in particolare è stato realizzato anche grazie alle squadre di cacciatori di cinghiali che operano in provincia di Cosenza, analizzando le carni dei cinghiali abbattuti prima della loro immissione sul mercato per verificare lo stato di selvaggina, bacche selvatiche, funghi selvatici e pesci di lago. Le carni dei cinghiali sono state trasmesse al Servizio Laboratorio Fisico del Dipartimento Provinciale Arpacal di Cosenza che ha provveduto all’effettuazione delle analisi.
Come si legge nel report finale “le considerazioni effettuate fotografano la situazione al 24 aprile 2015, quando, sugli 85 campioni di carne e 7 campioni di terreno pervenuti si erano analizzati 64 campioni di carne e la totalità dei terreni. Grazie alla presenza uniforme del cinghiale sul territorio della provincia di Cosenza, così come su tutta la Regione Calabria è stato possibile studiare le carni e i terreni”.
I dati più allarmanti nel comune di Rota Greca dove è stata registrata la presenza più alta di radioattività,c on valori di Cesio 137 alti nei terreni ma non negli animali abbattuti. Invece il campione di terreno monitorato a Montalto Uffugo risulta non contaminato da Cesio 137 a differenza delle carni dello stesso luogo. Alti valori sono stati trovati a San Martino di Finita, San Benedetto Ullano, Lattarico e in misura nettamente minore a Montalto Uffugo e Rende. E ancora, c’è presenza di Cesio 137 a Mendicino, San Pietro in Guarano, Guardia Piemontese, Paterno e Santo Stefano di Rogliano mentre restano da completare le mappature delle zone montane da Bisignano fino ad Orsomarso.

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