Il DNA ritrovato sul luogo del delitto, non sarebbe del principale indagato, Franco Sansone
Dopo il ritrovamento da parte dei RIS di Messina, di tracce di liquido seminale e dunque di DNA, sul luogo del delitto, ecco arrivare i nuovi risvolti.
Secondo l’avvocato Enzo Belvedere, legale di Franco Sansone, il DNA non sarebbe del suo cliente.

Questa affermazione avviene però sulla base della perizia tecnica, redatta su base di perizia tecnica redatta da consulente di parte – prof. Giuseppe Pascali – effettuata sul DNA dell’indagato, del quale è stata verificata per prima la compatibilità.
Ora però toccherà ai consulenti del tribunale e della Procura, verificare la compatibilità presunta del DNA ritrovato, con quello di Sansone.
Oggi stesso sarà repertata la saliva dell’indagato, e nei prossimi giorni sarà anche analizzato il DNA di Luigi Carbone, l’uomo che avrebbe ucciso Roberta Lanzino insieme all’altro complice, poi scomparso, forse perché scomodo testimone.
Si ricorda che per l’omicidio della ragazza – avvenuta nell’estate del 1988 – sono sotto processo i tre pastori di Cerisano, Alfredo Sansone e i figli Franco e Remo. Franco, difeso dall’avvocato Belvedere, è accusato di aver violentato e ucciso insieme allo scomparso Luigi Carbone la povera Roberta, e i tre della famiglia Sansone, di aver poi fatto scomparire per sempre il corpo di Carbone.
Si attendono dunque, i nuovi passaggi, mentre i RIS, si esprimono con perplessità circa il modo nel quale sono stati effettuati i rilievi subito dopo il delitto, valutandoli “pessimi”.
Importante adesso la fase della comparazione dei DNA degli indagati, della quale si attendono gli esiti.
Un’attesa, che può valere la soluzione definitiva di questo caso.
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