Il sindacato chiede un incontro urgente a Occhiuto e all’assessore Calabrese: dopo Pasqua grande assemblea a Cosenza con i lavoratori delle cinque province calabresi
In Calabria, gli Lsu/Lpu, sono una categoria di lavoratori da troppo tempo in prima linea nel garantire servizi essenziali negli enti locali, ma altrettanto a lungo nel limbo della precarietà. Abbandonati da anni, da un po’ di tempo stanno nuovamente alzando la voce. Questi lavoratori, che rappresentano circa il 90-95% della forza lavoro in oltre 360 comuni calabresi, si trovano ad affrontare stipendi spesso inferiori ai 800 euro mensili per contratti part-time di sole 18/20 ore settimanali. Inoltre, dopo decenni di servizio, molti di loro si avvicinano alla pensione con la prospettiva di un assegno minimo, a causa della mancata copertura contributiva per i primi anni di attività.
A sposare le loro legittime esigenze, l’UGL con UGL Autonomie che, riconoscendo l’assoluta priorità della problematica, ha costituito un Dipartimento nazionale affidato a Gianvincenzo Benito Petrassi della Segreteria nazionale Ugl Autonomie, ed ha già aperto, interlocuzioni ministeriali al fine di riprendere e portare a compimento una delle più importanti vertenze del precariato che ha inciso sulle vite migliaia di uomini e donne e delle loro famiglie.
A partire dalla Calabria, dove a imprimere un forte impulso al Dipartimento vi sono storici ed orgogliosi protagonisti della vertenza, oggi dirigenti sindacali UGL, Romolo Cozza, Giovanni Conforti, Oreste Valente, Giulio Pignataro e Gino Pettinato. L’azione sindacale si sta già estendendo alle altre regioni, puntando su proposte e soluzioni concrete e praticabili
Le rivendicazioni si concentrano su tre pilastri fondamentali:
Aumento delle ore di lavoro: Molti ex LSU/LPU, operano ancora con contratti part-time, spesso ben al di sotto delle 36 ore settimanali che garantirebbero uno stipendio dignitoso. UGL Autonomie chiede il ripristino ed il corretto utilizzo del fondo destinato all’aumento delle ore, affinché le economie derivanti da cessazioni o pensionamenti possano essere redistribuite per incrementare le ore dei lavoratori rimasti in servizio. Oltre a ciò, sarà necessario che anche gli Enti utilizzatori integrino ulteriori risorse, dando priorità a questi lavoratori che tanto contribuiscono alle loro comunità.
Riconoscimento dei contributi previdenziali: Per oltre un decennio, questi lavoratori hanno prestato servizio senza una copertura previdenziale effettiva, una situazione che, come denuncia il sindacato, non solo ha costituito per anni un “vero e proprio lavoro nero, legalizzato dallo stato” ma condannerà ad avere una pensione al di sotto della soglia di povertà.
Mobilità tra enti: anche da questo punto di vista l’attuale sistema discrimina questi lavoratori. Infatti, i vincoli del contributo nazionale collegato all’ente, finisce per limitare il loro diritto alla mobilità tra enti al pari di tutti gli altri dipendenti.
Sarà indispensabile il dialogo tra le istituzioni coinvolte, prima tra tutte la Regione Calabria e, sicuri della sensibilità del Presidente Occhiuto e dell’assessore, al lavoro, Giovanni Calabrese, UGL Autonomie, ha già richiesto un incontro con loro per instaurare una collaborazione proficua, nell’affrontare tutte le questioni più urgenti.
Nel frattempo UGL Autonomie ha già incontrato decine di lavoratori, riportando all’attenzione dell’opinione pubblica le loro condizioni di precari abbandonati convinta che la battaglia degli ex LSU ed LPU calabresi deve essere ripresa da dove si è interrotta, con la ferma intenzione di ottenere un riconoscimento professionale ed economico pieno e dignitoso. In programma, dopo Pasqua, un incontro a Cosenza con tutti i lavoratori, provenienti dalle cinque province calabresi.

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